Giorni intensi questi ultimi due per il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: il 25 novembre ha infatti presieduto il consiglio formale dei ministri della cultura, gioventù, istruzione e sport dell’Unione Europea, che ha raccolto gran parte delle proposte discusse nel corso dei due consigli informali organizzati a Venaria e a Napoli nel contesto del semestre italiano di presidenza UE.

Il consiglio ha innanzitutto finalmente approvato alcune modifiche che riguardano il campo dell’audiovisivo: l’obiettivo è la creazione di un mercato unico digitale a cui si potrà attingere attraverso vari supporti elettronici da qualsiasi luogo in Europa. Una riflessione importante è stata fatta anche su quella che ormai è la nuova frontiera della letteratura, ovvero l’e-book, verso il quale il Ministro ha focalizzato la sua attenzione. In un’intervista pubblicata sul quotidiano LaStampa ha infatti espresso la sua volontà di ridurre l’Iva degli e-book dal 22% al 4%, come i classici libri cartacei. Gli appassionati lettori hanno infatti mostrato da tempo il loro malcontento per questa abissale differenza che caratterizza un mercato che invece andrebbe decisamente incentivato.

Queste le priorità del consiglio dei Ministri dei Beni culturali nel nuovo piano di lavoro per la cultura 2015-2018: cultura accessibile e inclusiva, patrimonio culturale, settori culturali e creativi, promozione della diversità culturale, cultura nelle relazioni esterne, cinema, turismo, mobilità e dialogo interculturale. Interventi a cui si aggiungono appunto i potenziamenti delle attività per la digitalizzazione del patrimonio artistico europeo.

In linea con le novità dell’Art-Bonus, il consiglio ha poi mostrato piena apertura verso la partecipazione e il coinvolgimento alla gestione del patrimonio culturale di cittadini, società civile, istituzioni pubbliche e private.

«L’ industria creativa – ha dichiarato il ministro Franceschini – rappresenta il 4,4% del Pil europeo e il 3,8% della forza lavoro europea e merita pertanto di essere maggiormente considerata. Cultura e turismo devono divenire la vera vocazione dell’Europa». Il settore dei beni culturali è uno dei pochi che, nonostante la crisi, può ancora vantare speranze di occupazione e di produzione di reddito. Senza dimenticare la possibilità di dare un’identità ancora più forte all’Unione Europea, una coesione basata sulla cultura e su una storia certamente frammentata, ma con fortissimi legami tra i vari paesi. Un intento comunitario che il Ministro ha proposto di supportare con l’istituzione di un “anno europeo del patrimonio culturale”.

E l’impegno del Ministro è emerso anche ieri, in Italia, con la comunicazione della nascita del “Fondo Tutela Patrimonio Culturale”, consistente in 100 milioni all’anno dal 2016 al 2020, approvato nella legge di stabilità in commissione Bilancio alla Camera. «Un fatto di enorme importanza – commenta il ministro – che arricchisce il contenuto della manovra economica. È la prima volta che viene istituito un fondo in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione che consentirà di pianificare con ragionevole anticipo gli interventi prioritari sul patrimonio culturale».

La norma prevede l’utilizzo delle risorse distribuite attraverso un piano triennale che il Ministero comunicherà al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica ) entro il prossimo giugno.

Insomma, una vera e propria boccata d’ossigeno per il nostro patrimonio culturale, che speriamo possa garantire la tutela, la valorizzazione e, soprattutto, la creazione di nuovi posti di lavoro per giovani qualificati.

Antonella Pisano