“Tutti i grandi scrittori partono con un quaderno di pelle e un importante titolo… ” Citava lo scrittore James Matthew Barrie, inventore della storia di Peter Pan, da cui prende ispirazione il celebre film diretto da Marc Forster: “Neverland – Un sogno per la vita“, giusto per restare in tema di grandi titoli.

Questa celebre pellicola fu trasmessa nelle sale cinematografiche nel 2004, esattamente a cento anni di distanza dall’esordio dell’opera letteraria dello scrittore britannico. Vede come protagonisti i famosi attori Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman, che hanno trasformato una parte di vita dello scrittore in una pellicola candidata a ben quattro premi Oscar: Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale e nomination di Miglior attore per Johnny Depp, sebbene poi il meritevole premio sia stato assegnato per la categoria Miglior colonna sonora, composta dal musico Jan Andrzej Paweł Kaczmarek. Inoltre è stato premiato al Festival di Venezia.

La trama del film ruota intorno alla storia del drammaturgo scozzese James, che sperduto nella superficialità dei salotti mondani inglesi, manca d’ispirazione per riscuotere il successo della storia perfetta. Ma durante un pomeriggio soleggiato al parco, mentre frottola col suo cane in cerca di un’avventura da spendere sul foglio, incontra l’affascinante e malata Sylvia e i suoi quattro figli, tra cui Peter, l’introspettivo e pensieroso della famiglia, con cui il protagonista cercherà di relazionarsi per un reciproco confronto di creatività.

È infatti grazie all’apparente spensieratezza impressa da questi bambini che lo scrittore ritroverà la vena poetica da sempre cercata in ammalio e distorsione: e si renderà conto, proprio grazie alla semplice banalità e malinconia dell’affrontare la perdita di affetto e di orientamento di questi piccoli uomini, che la ricerca della verità consiste nell’esprimere senza ragione e timore la sregolatezza del sogno infinito.

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Guardiamo un film commovente e per certi versi sembra che ci sveli un lato umano che il mondo degli adulti denigra, snobbando le fantomatiche riflessioni tra le nuvole che a volte ci isolano ma ci imprimono senso di identità e conquista di coscienza e coraggio.

Infatti lo scrittore aiuterà questi ragazzi ad uscire dal mondo catalitico dell’incertezza attraverso l’incoraggiamento, e ci condurrà in un viaggio che ricongiunge la paura del futuro nella conquista del sogno immaginario e dell’etereo viaggio in cerca dell‘isola che non c’è.

Una pellicola che focalizza l’invenzione in una prospettiva sicuramente ridicolizzabile, ma dal valore simbolico di coesione ed equilibrio tra i mondi che dividono la realtà delle persone adulte, affrante dai problemi di ogni ordine, iniziando da quelli economici e sfociando nell’ipocondria e la solitudine. E la sottile linea che si stabilizza in flusso di coscienza ripercorre la maturità dell’infanzia che può essere colta da tutti i bambini perché, solo con la loro curiosità, fondano la capacità di metabolizzare la fiducia lì dove ogni speranza sembra essersi ammiccata.

Particolarmente fiabesca è la scena in cui il narratore James conduce la dolce Sylvia e i suoi bambini nella rinomata Isola che non c’è, attraverso un racconto fatto di sensazioni e utopiche passeggiate introspettive; mentre una volta elaborata la scena della tristezza data in morte, lo scrittore e il piccolo Peter abbracciano la vita e le sensazioni di tenerezza e crescita sulla stessa panchina dove il loro incontro nacque e si focalizzò nell’arte della creatività. Con un piccolo taccuino, James ridona al bambino la valvola di sfogo per non dimenticare i propri sogni, per non rielaborare il lutto bensì farne memoria e tesoro di un nuovo percorso e per poi magari, imprimere poeticamente il fanciullino eterno che tanto ci ricorda la dolce favola di Peter Pan.

Alessandra Mincone