Le autorità hanno confermato il decesso di 13 detenuti, ma, secondo una ong di Caracas, i morti accertati sarebbero almeno 21: questo il bollettino attuale del carcere di Uribana, nello Stato di Lara, ad ovest del Paese, dove si è consumata tra i detenuti una forma di protesta estrema.

L’ammutinamento era cominciato lo scorso lunedì, quando, sulla scia della richiesta di sostituzione del direttore del carcere, molti detenuti avevano cominciato un implacabile sciopero della fame. Ma il culmine della protesta ha assunto connotazioni drammatiche nei giorni successivi, durante i quali gli ammutinati hanno fatto irruzione nell’infermeria del complesso ed hanno ingerito un cocktail di alcol e farmaci, tra i quali anti-depressivi, anti-epilettici, antibiotici e un potentissimo anti-convulsivo, il Revotril. Solo successivamente al grave episodio, il personale e le autorità del carcere hanno ripreso il controllo della situazione con l’aiuto della guardia nazionale bolivariana.

Allo stato attuale si contano ancora 145 soggetti gravemente intossicati e si teme possa aumentare nelle successive ore il numero dei decessi. Quel che è certo è che questa forma estrema di protesta sia stata attuata per richiamare l’attenzione sulle degradanti condizioni dei detenuti nelle carceri venezuelane. Già in agosto, infatti, l’Osservatorio venezuelano delle carceri (OVP) aveva denunciato la gravissima situazione dei plessi carcerari, appesantita da un sovraffollamento del 190%, a causa del quale già 150 detenuti hanno perso la vita negli ultimi sei mesi. Sovraffollamento, che ha estremizzato lo stato di anarchia ed aggravato i trattamenti disumani perpetrati dalle autorità penitenziarie, che costituiscono indicibili violazioni dei diritti umani.

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Raffaella De Felice