Togliere la vita o suicidarsi a causa di malattie incurabili, gravi menomazioni o problemi psichici è oggetto di dibattito in tutto il mondo. I sostenitori di tali pratiche, chiamate comunemente eutanasia (dal greco “morte buona”) e suicidio assistito, reclamano la libertà assoluta delle persone di scegliere come, quando e in che modo morire, sostenendo la sovranità assoluta di ogni individuo sul proprio corpo. Gli oppositori, composti soprattutto da religiosi, credono che l’interruzione “artificiale” della vita sia una pratica immorale, egoista e irrispettosa nei confronti delle persone vicine alla vittima.
Nelle ultime settimane, la morte di Brittany Maynard ha animato ulteriormente il perenne dibattito. Alla ragazza, ventinovenne, era stata diagnosticata una grave forma di cancro al cervello e tramite un video su YouTube aveva reso pubblica la decisione di volersi suicidare il primo novembre con l’assistenza del suo medico. Le sue condizioni di salute continuavano a peggiorare e curarsi non l’avrebbe fatta uscire dall’incubo che stava vivendo. Non si sono fatte attendere le critiche dalla Città del Vaticano che, attraverso la voce del presidente della pontificia accademia della vita, mons. Carrasco de Paula, ha definito il suicidio assistito un'”assurdità” e un “atto da condannare“.

In Germania, Tugce Albayrak, una ragazza di origine turca, è andata in coma vegetativo dopo essere stata picchiata; il padre ha consultato alcuni specialisti e ha deciso di toglierle la vita. La ragazza si trovava al McDonald’s e aveva difeso alcune clienti da un gruppo di molestatori. Era riuscita a metterli in fuga, ma è stata aggredita dopo essere uscita. La testata cattolica Aleteia ha criticato la scelta del genitore, una scelta che secondo il giornalista determinerebbe la morte di un “eroina“, definita anche “angelo del McDonald’s“.

La legislazione che regola l’eutanasia varia significativamente da paese a paese, solo una piccola minoranza la considera legale in tutte le sue forme; tra questi l’Olanda, che nel 2001 è stato il primo paese al mondo a legalizzare l’eutanasia volontaria, non volontaria e il suicidio assistito. I Paesi Bassi sono stati subito raggiunti dal Belgio, che l’ha legalizzata nel 2002 e nel febbraio di quest’anno l’ha resa applicabile anche ai minori. Altri paesi come la Svezia, il Giappone, l’Australia, il Canada, la Germania e la Spagna la considerano legale solo in alcune forme e/o in casi particolari. In Italia qualsiasi forma di eutanasia è illegale, ma a settembre del 2013 l’associazione Luca Coscioni ha presentato in Parlamento una proposta di legge a riguardo firmata da circa 83mila cittadini. A causa di legislazioni generalmente molto restrittive in questo campo, centinaia di persone vengono spinte dal bisogno di porre fine alle proprie sofferenze verso paesi come la Svizzera, dove il suicidio assistito è consentito anche agli stranieri. Questo ha generato il cosiddetto “turismo della morte”.

Bruno Formicola

15 COMMENTI

  1. L’eutanasia resa possibile in Belgio “anche per i minori” – se vogliamo dirla tutta – comprende l’eutanasia per i neonati.
    E non solo quelli di cui è pressoché certa l’imminenza della morte. Anche di quelli le cui “condizioni di salute durante la vita seguente possano essere estremamente scadenti”. In poche parole, il medico può procedere a “terminare” la vita di un bambino se, sentito il parere di un secondo medico, entrambi valutano che le condizioni di vita del bambino saranno “scadenti”.
    In poche parole, questa è l’eugenetica nazista.
    La soppressione sistematica di chi non è sufficientemente perfetto. Per il suo bene, ovviamente.

    • Da quello che scrivi deduco che sai poco dell’eugenetica nazista. In Belgio, per poter applicare l’eutanasia ai minori, compresi i neonati, bisogna disporre anche del consenso di entrambe i genitori.

    • Da quello che scrivi deduco che sai poco dell’eugenetica nazista.
      Inoltre in Belgio, per poter applicare l’eutanasia ai minori, compresi i neonati, bisogna disporre anche del consenso di entrambe i genitori. E sì, lo si fa per il loro bene.

      • La tua risposta si commenta da sola. Ed è particolarmente agghiacciante il discrimine dato dal “consenso dei genitori”. Scrive “Repubblica”, a proposito del Belgio: “L’eutanasia infantile fu un capitolo mostruoso dell’eugenetica nazista, estesa a una gamma infinita di disabilità, deformità, debolezze, inferiorità e insomma “vite indegne di essere vissute”. Ma l’aberrazione eugenetica aveva preceduto il nazismo, si era immaginata come l’avanguardia del progressismo scientifico, e sarebbe sopravvissuta alla fine del nazismo, com’è noto, anche in paradisi socialdemocratici come i paesi scandinavi, o negli Stati Uniti.” – http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/mondo/2014/02/14/news/la_legge_shock_del_belgio_eutanasia_per_i_bambibi-78564051/

      • Stai continuando a paragonare l’eutanasia all’eugenetica, ma da un lato parli di neonati e dall’altro di persone adulte.

        Eutanasia sui neonati: ho parlato di consenso dei genitori perché sono i tutori del bambino, il neonato non può esprimersi, ci eri arrivato, no?
        I medici del terzo Reich chiedevano il consenso?
        Tra l’altro molti episodi di eutanasia su neonati potrebbero essere evitati se solo venisse praticato l’aborto prima della completa formazione del bambino, ma ovviamente sarai contrario anche all’aborto. Poveri feti coscienti.

        Eugenetica: era praticata indiscriminatamente, anche sugli adulti, e la parola “consenso” non esisteva, quindi smettila di mettere le cose sullo stesso piano.

      • La parola “consenso” non esiste neanche in casi di eutanasia infantile o neonatale: chi pu dare il consenso, il genitore? Non certo il bambino.
        Ma sono io il solo a farmi problemi etici dinanzi ad una legge che chiede a due genitori di decidere la morte del loro figlio!?
        E quale sarà il dilemma che li accompagnerà per tutta la vita, indipendentemente dall’aver prestato il consenso o meno? Aver ucciso il proprio figlio. Non averlo fatto e sentirsi responsabili della sua malattia. Quale società perversa ci pone dinanzi a questo quesito – di un genitore chiamato a decidere della vita o della morte di un bambino malato!

      • La parola “consenso” non esiste neanche in casi di eutanasia infantile o neonatale: chi può dare il consenso, il genitore? Non certo il bambino.

        Ma sono io il solo a farmi problemi etici dinanzi ad una legge che chiede a due genitori di decidere la morte del loro figlio!?

        E quale atroce sarà il dilemma che li accompagnerà per tutta la vita, indipendentemente dall’aver prestato il consenso o meno? Aver ucciso il proprio figlio. O non averlo fatto e sentirsi responsabili della sua malattia. Quale società perversa ci pone dinanzi a questo quesito – di un genitore chiamato a decidere della vita o della morte di un bambino malato!

      • “La parola “consenso” non esiste neanche in casi di eutanasia infantile o neonatale: chi può dare il consenso, il genitore? Non certo il bambino.”

        Falso, ancora. Il consenso per i neonati lo danno i loro tutori, coloro che lo hanno generato.
        Il consenso per l’eutanasia infantile lo danno i bambini, se sono capaci di intendere e di volere.

        “Ma sono io il solo a farmi problemi etici dinanzi ad una legge che chiede a due genitori di decidere la morte del loro figlio!?”

        Anche io mi sono posto il problema, ma siamo giunti a conclusioni differenti.

        “E quale atroce sarà il dilemma che li accompagnerà per tutta la vita, indipendentemente dall’aver prestato il consenso o meno? Aver ucciso il proprio figlio. O non averlo fatto e sentirsi responsabili della sua malattia. Quale società perversa ci pone dinanzi a questo quesito – di un genitore chiamato a decidere della vita o della morte di un bambino malato!”

        Atroce dilemma? Io sarei felice di aver risparmiato anche un solo minuto di sofferenza a mio figlio. Quale società? Una società civile.

      • Sicuramente abbiamo una visione della vita completamente differente.
        E sicuramente tuo figlio (quando ne avrai uno) ti dirà che non vorrebbe essere mai nato. E il genitore capirà, incoraggerà, ascolterà, amerà; passerà le notti sveglio ad ascoltare fino a quando la sofferenza non avrà lasciato il posto alla consapevolezza. Perché questo fa un padre, questo fa una madre. Sei giovane, mi auguro un giorno anche tu lo comprenderai.
        Nel frattempo, mi auguro che davvero tu non sia cosciente di quel che realmente significa questa tua frase: “Terminare la vita ad un neonato, essere non ancora autocosciente, è meno doloroso per tutti.”
        Lascia queste righe da parte, rileggile fra dieci anni, quando avrai guardato negli occhi tuo figlio. Mi saprai dire allora.
        Un saluto.

      • Le cose sono esattamente sullo stesso piano, perché il consenso “dato dai genitori” (e con i drammi che impone, v. oltre) non è il consenso dell’interessato. Con questo metodo, alcuni miei amici, parenti, persone meravigliose ed innamorate della vita – nonostante si prospettasse loro una via scadente – sarebbero state uccise in culla.
        E non potrei, ad esempio, giocare con la mia cugina che una malattia devastante ha colpito in tenera età. Eppure lei ride ed è felice.
        Anche adesso il consenso (per l’eutanasia infantile in Belgio) non esiste. Perché il bambino non può darlo.
        E soltanto lui può darlo. Ci arrivi, ragazzino?
        Anche adesso, è una forma di eugenetica nazista.

      • È evidente che abbiamo visioni della vita completamente differenti. Per quanto mi riguarda, se un team di esperti appura che le condizioni di salute del neonato sono gravissime e la futura qualità della vita, se ce ne dovesse essere una, sarebbe estremamente scadente, l’eutanasia dovrebbe essere applicata. Ovviamente previo consenso dei genitori.
        Sono loro che possono dare il consenso perché sono i suoi “genitori”, appunto, lo hanno generato e possono anche decidere, in quella prima fase della vita, se lasciar vivere o no il bambino, visto che lui non può esprimersi.

        “Con questo metodo, alcuni miei amici, parenti, persone meravigliose ed innamorate della vita – nonostante si prospettasse loro una via scadente – sarebbero state uccise in culla. E non potrei, ad esempio, giocare con la mia cugina che una malattia devastante ha colpito in tenera età. Eppure lei ride ed è felice.”

        Sono contento che siano innamorate della vita e felici, nonostante le loro malattia, ma non per tutti è così. Come ti sentiresti se un giorno tuo figlio ti dicesse che non vorrebbe essere mai nato? Come ti sentiresti vedendo tuo figlio costretto su una sedia a rotelle, ad essere imboccato ad ogni pasto anche a quarant’anni? Io mi sentirei colpevole, colpevole del fatto che non ho posto fine alla sua vita quando era ancora un neonato, quando non era ancora una vera e propria “persona” e non ancora autocosciente. Terminare la vita ad un neonato, essere non ancora autocosciente, è meno doloroso per tutti.

        Meglio non esistere, che vivere soffrendo.

        Inoltre, hai preso come esempio tua cugina, ma non possiamo sapere se la sua condizione sia tra quelle considerate nella legge belga per l’eutanasia. L’espressione “estremamente scadente” lascia adito ad interpretazioni.

        “Anche adesso il consenso (per l’eutanasia infantile in Belgio) non esiste. Perché il bambino non può darlo.”

        Falso. La legge belga prevede il consenso del bambino.

        “Anche adesso, è una forma di eugenetica nazista.”

        Ancora? Non ci vuole un genio per capire che sono cose molto differenti, dai.
        L’eugenetica aveva lo scopo di selezionare gli individui eliminando quelli “imperfetti”e “impuri” che non dovevano “contaminare” la razza ariana. I soggetti venivano uccisi per il “bene” della razza (questo ovviamente secondo coloro che la praticavano) e non esisteva ALCUNA forma di consenso.

        L’eutanasia è tesa ad eliminare le sofferenze dell’individuo. Paragonarle è una reductio ad hitlerum davvero ridicola.

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