La corsa del Jobs Act verso l’approvazione finale sta giungendo al termine, la commissione del Lavoro del Senato ha dato il via libera alla discussione sulla  Riforma sul Lavoro a Palazzo Madama, i senatori saranno chiamati a votare la legge delega il prossimo martedì 2 Dicembre. “Al termine della riforma avremo meno alibi e non meno diritti” così Matteo Renzi risponde alla notizia del veloce approdo del Jobs Act al Senato. Bocciati tutti i 47 emendamenti per modificare alcuni punti passati alla Camera qualche giorno fa.

Non tarda la risposta della CGIL, che insieme alla Uil assicura i lavoratori nel desiderio di  proseguire la protesta, spostandosi, se è necessario, dalle piazze alla Corte di giustizia europea “Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per far sì che le norme del Jobs Act non vadano in vigore” dichiara il segretario CGIL Camusso, che continua “Finché non ci sono i decreti attuativi, tutto è ancora in itinere, quello che abbiamo detto e ribadiamo è che noi continueremo la nostra iniziativa perchè pensiamo che quelle norme non vadano bene, non risolvono i problemi del mondo del lavoro”. Il segretario generale della UIL,Carmelo Barbagallo, si dice pronto ad abbracciare l’idea di un ricorso in Europa “Verificheremo il testo e decideremo”.

 Il Ministro del Lavoro Poletti non teme le reazioni dei sindacati e sull’idea di un ricorso fuori dall’Italia spiega che “la nostra opinione è che la legge delega sia costituzionale e pienamente coerente con le norme comunitarie e con tutti i trattati che il nostro Paese ha sottoscritto. Diversamente non l’avremmo mai mandato in Parlamento”, definendo però legittima” la decisione della Camusso. La CISL, intanto, ha deciso di non unirsi ai due Sindacati, questo per capire meglio le “vere intenzioni del governo”,  la Furlan ha inoltre dichiarato di non voler partecipare allo sciopero generale proclamato per il 12 Dicembre “bloccare il Paese non serve a far ripartire l’economia reale”.

Ma il dato ora è la spaccatura che sta tornando a crearsi nel PD, evidenti già durante la votazione del Jobs Act alla Camera, quando una trentina di parlamentari del Pd hanno deciso di astenersi, facendo passare la Riforma con solo un voto. Il presidente del partito, Matteo Orfini, aveva infatti commentato l’accaduto definendo i parlamentari che non avevano votato “primedonne” e “vittime di protagonismo”. La replica di Gianni Cuperlo arriva via Facebook “Sono impressionato dal tono e dal merito di queste frasi” definendo i deputati astenuti “donne e uomini con le loro convinzioni e la loro coerenza”che hanno preso “una scelta che a tanti è costata, e non poco”. Intanto dalla Commissione Lavoro del Senato arrivano parole di soddisfazione mediante la dichiarazione della senatrice PD Annamaria Parente, che rassicura: “Sono certa che in Aula al Senato prevarrà la responsabilità nei confronti del Paese e che anche il PD si presenterà unito”.

 Claudia Cepollaro