Il fatto

Oggi la Commissione europea ha inviato i pareri sulle leggi di stabilità nazionali e da Bruxelles non è arrivata né una promozione né una bocciatura: insomma siamo stati rimandati a marzo 2015. Infatti il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, ha dichiarato “Un piccolo sforzo in più deve essere chiesto all’Italia. Sul debito questa esigenza è marcata” e i tecnici dell’Eurotower, che hanno analizzato i conti italiani, hanno commentato “Occorre un significativo sforzo per raggiungere l’obiettivo di medio termine e fare maggiore attenzione all’abbattimento del debito pubblico”. MTO (medium term objectiv = obiettivo di medio termine) è un termine tecnico per indicare il pareggio di bilancio che gli analisti europei credono non sia raggiungibile nei tempi prestabiliti se non aumentando il pil di 0,7-1,2% (10-18 miliardi), provenienti da privatizzazioni e riforma della giustizia se tutto va bene. Nel documento è sottolineato l‘output gap (differenza fra pil reale e potenziale) dovuto “alle condizioni economiche severe” ma dall’Italia fanno notare “Le riforme prima fanno sostenere dei costi e poi comportano rientri”

Le dichiarazioni

Nel giudizio definitivo “La commissione valuterà la situazione in seguito all’approvazione della legge di bilancio e delle previste specifiche del programma di riforme strutturali” annunciate dal ministro Padoan nella lettera del 21 novembre. Jean-Claude Juncker rivendica la scelta di rinviare il giudizio sulla legge di stabilità italiana e, in esclusiva a “Repubblica”, dichiara “Ho chiesto al vicepresidente Dombrovskis e al commissario Moscovici di non tenere una conferenza stampa in occasione delle prossime previsioni economiche”, aggiungendo “Le previsioni economiche sono il frutto del lavoro di uno staff tecnico, che elenca cifre e percentuali che si commentano da sole. La commissione deve dimostrare di essere un organismo politico, non burocratico”.

L’ex primo ministro lussemburghese ha risposto anche a domande riguardanti il potenziale scandalo sui risparmi fiscali garantiti alle grandi multinazionali nel periodo in cui era premier, precisando “Noi non volevamo danneggiare gli altri Paesi. Ma cercavamo di attirare in Lussemburgo le grandi imprese” quindi “rifarei le stesse scelte. Ma forse guarderei più in dettaglio alla legislazione fiscale che non era di mia diretta competenza”. In realtà sono molti a pensare che la mancata bocciatura italiana sia figlia della scarsa credibilità politica che Juncker attualmente detiene in Europa in virtù delle richieste di dimissioni giunte dai partiti anti-euro ed anti-europa. Lui ha liquidato questi attacchi come “Personali più che politici” ma nelle nostre istituzioni continentali, a differenza che in Italia, la questione morale è fondamentale al punto che la mancata sanzione ad Italia e soprattutto alla Francia, che non rispetterà il rapporto 3% deficit/pil, sembra essere dovuta più allo scandalo in cui è coinvolto che non alla voglia di non far sembrare l’UE un enorme ufficio burocratico. Infatti è stato sfruttato un vuoto del diritto europeo sui tempi di giudizio dei bilanci degli Stati membri che ha evitato il peggio per Italiani e Francesi. Stuzzicato sul risicato piano d’investimenti, ha spiegato “Abbiamo dovuto inviare un segnale immediato e quelli erano gli unici capitali in cassa. Per inviare più fondi, avremmo dovuto ritoccare i trattati europei”.

Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva già previsto tutto in Parlamento “La commissione darà le sue opinioni sulle leggi di stabilità. Ci sono circostanze eccezionali in termini di recessione e questo è negativo per un Paese ma anche circostanze positive come l’agenda delle riforme che si sta mettendo in moto. Tutto ciò fa sì che un Paese ad alto debito abbia la possibilità di mettere in moto un meccanismo virtuoso”.

Le conseguenze

Ma quale potrebbe essere la conseguenza di una bocciatura a marzo 2015? Il documento non lo dice esplicitamente ma c’è il rischio concreto di una doppia procedura: per squilibri macroeconomici (di cui siamo “minacciati” l’anno scorso); per deficit eccessivo. Se prima abbiamo esaminato la situazione non facile del deficit, il nostro debito non è in una situazione migliore visto che vale 133,1% del pil. Intanto, il rischio aumento Iva al 25,5% (vedi qui) sembra non essere sventato.

Speriamo il 2015 non sia ricordato per le nostre “Idi di marzo” fiscali.

Ferdinando Paciolla