ACERRA– Battute finali durante il processo d’Appello che riguarda l’indagine denominata “Risiko”, che nel 20 settembre 2010, vide l’arresto di 43 persone, con pesanti accuse tra cui boss e gregari di alcuni cartelli criminali locali, in esecuzione dell’ordinanza in custodia cautelare in carcere emessa dal gip, Antonella Terzi, presso il tribunale di Napoli, su richiesta dei pm Vincenzo D’Onofrio e Francesco Valentini. Di queste, venti persone erano già detenute per altri reati. Le accuse a carico dei presunti esponenti dei clan dell’acerrano corrispondono all’associazione a delinquere di tipo mafioso ai fini di estorsione e “cavalli di battaglia”, traffico di sostanze stupefacenti e porto illegale di armi, omicidi, lesioni volontarie e altri reati. Questa mattina, 28 Novembre2014, a distanza di ormai oltre quattro anni, si sono seduti sul banco degli imputati il boss della camorra acerrana Cuono Crimaldi (conosciuto con il soprannome di “Cuniello ‘e Capasso“, condannato in primo grado a vent’anni di reclusione), suo nipote Lorenzo Crimaldi (esente da condanne fino al momento del suo arresto e condannato in primo grado a 12 anni), Gennaro Castiello con il nomignolo di “Genny o Cantante” (condannato in primo grado a 10 anni di reclusione) e Maria Giovanna D’Iorio, condannata in primo grado a 4 anni. L’inchiesta, nel corso del tempo ha acquisito alcune evoluzioni, durante le quali alcuni dei deputati hanno optato per il rito abbreviato, riuscendo ad ottenere condanne meno pesanti rispetto a coloro i quali, invece hanno ricorso a quello ordinario, ricevendo dalla corte pene assolutamente severe. Seppure condannati in primo grado, di certo per gli imputati di questa mattina è valsa la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva passata ingiudicata.

Tra gli imputati coinvolti nella delicata indagine coordinata dalla Dda partenopea ed affidata ai Carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna, c’erano pregiudicati di “spessore” come Vincenzo Di Buono, Vincenzo Capone, Salvatore Rossi (alias “Tor a Puttan“), Dario Tedesco, Pasquale Tedesco, Donato Tanzillo, Antonio Terracciano, Domenico Basile (di soprannome “Mimi ne Puzz” – ritenuto la nuova figura emergente della camorra acerrana), Paolo Di Fiore, Alberto Messina (fratello del pentito Giovanni Messina), nonché il collaboratore di giustizia, Roberto Vicale, meglio noto come “Roberto o Chiattone”, in seguito passato dalla parte della legge, arricchendo cosi il numero dei pentiti acerrani, per i quali è stato “deturpato” il sistema del malessere acerrano. Sembra difficile ipotizzare che oggi i giudici della quarta sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli, possa giungere ad un verdetto finale effettivo, poichè l’andamento del processo sembra essere volto alla conferma delle sentenze di primo grado impaurendo i diretti interessati che sono in carcere da oltre 4 anni.

Laura Bifulco