“A me se m’avessero detto “farai cinema”, avrei risposto che sarebbe stato più facile andare sulla luna. Di cinema non sapevo niente, poi ho comprato una 8mm e mi venuto in mente di fare qualcosa così, giusto per divertirmi, dei piccoli filmetti di 3-4 minuti. Per caso questi film sono stati visti da persone di cultura e sono piaciuti molto.”

Fu così che Augusto Tretti, nato a Verona nel 1924, giunse a Roma con le sue bobine per sottoporle alla visione del grande Federico Fellini, che lo scelse come aiuto regista per “Il Bidone”.

In seguito all’esperienza cinematografica con il maestro Fellini, si cimenta nel suo primo progetto professionale, che inaugura il suo esordio come autore cinematografico, La Legge della Tromba.

Così, nel 1957, inizia la lavorazione del film, che terminerà nel 1959. Il film verrà distribuito nelle sale nel 1960 dopo varie vicissitudini. I suoi cortometraggi e i suoi filmetti precedenti, dissacranti e fuori da qualsiasi schema convenzionale, avevano reso complicata la ricerca di un produttore che potesse finanziare lo strambo progetto. Fino a quando, grazie ad alcuni produttori milanesi abbastanza coraggiosi, il film venne finalmente finanziato, dando il via alla realizzazione. Il soggetto risulta allo spettatore surreale nella sua semplicità:

Celestino, insieme alla sua gang, composta da Faccia d’angelo, Dum Dum, il Conte e il Bimbo, tentano di rapinare il furgoncino di una banca. Sfortunatamente, nel furgone non trovano altro che cambiali e vengono arrestati. Sfiancati dalla prigionia, evadono, finendo in un campo dove si eseguono manovre militari. Dopo l’evasione, Celestino decide di rivolgersi a Liborio, uomo colto e facoltoso conosciuto in guerra, che un tempo gli aveva promesso di aiutarlo nel caso avesse avuto bisogno. Diventano così operai del suo Trombificio.

Celestino conosce poi Marta, e se ne innamora. Liborio però, venendo a sapere che questa è figlia di un ricco proprietario di miniere, la seduce, chiude il trombificio e sposa Marta per sfruttare la posizione del padre , lasciando Celestino e i suoi amici belli e “trombati”.

Celestino diviene poi collaudatore di razzi, ma al primo collaudo finisce dritto su un albero.

Il linguaggio espressivo de “La legge della tromba” è  un linguaggio cinematografico totalmente nuovo, che molti critici hanno superficialmente considerato naif.

Il soggetto apparentemente surreale ideato dal regista vuole raccontare come il sistema capitalistico agisca sempre a discapito del lavoratore e a favore degli uomini di potere,  e la sua modalità espressiva vuole smontare un certo modo di fare cinema di evasione.

Le stesse logiche del divismo vengono completamente bypassate dal regista attraverso la scelta della protagonista del film: l’anziana cuoca di famiglia, Maria Boto, la quale interpreterà i ruoli del generale, di Liborio, dello scienziato pazzo e del leone, simbolo della Boto Film, che fa il verso alle grandi case di produzione come la MGM.

Il sonoro risulta essere, per il film,  un grande strumento espressivo. Tutti i suoni del film sono realizzati dallo stesso Tretti in modo artigianale e molto spesso ricreati con la voce per mezzo di storpiature grottesche.

In questo modo, il bizzarro elemento visivo, supportato dall’altrettanto bizzarro elemento sonoro, vengono a creare una eccentrica e comicissima parodia dei meccanismi di potere della società contemporanea.

Un autore scomodo,  geniale e unico, amato dai registi, fortemente criticato e malvoluto dai cosiddetti “piani alti”.

Una perla nascosta del cinema italiano, il più grande matto del cinema italiano,  Tretti fu un anarchico, un individualista, completamente estraneo alle logiche e ai meccanismi di potere e mercato che regolavano e regolano le aziende cinematografiche. E non solo.

Gabriella Valente