Quanti attori occorrono per inscenare un’opera complessa come l’Amleto di Shakespeare? Tre!

Alessio Sica (Amleto), Arturo Muselli (Re Claudio, Polonio, Laerte, Orazio) e Margherita Romeo (Ophelia, Gertude, il fantasma) della The Hats Company, diretti da Ludovica Rampelli (aiuto regia Victoria De Campora), hanno conquistato il pubblico della Sala Assoli con un’interpretazione decisamente originale della tragedia dell’autore inglese. La rappresentazione “Wrong play, my lord or the mousetrap” ripercorre il dramma dell’Amleto attraverso i ritmi della commedia all’italiana: attori distratti (Muselli, nelle vesti del fedele Orazio, è costretto più volte a riprendere Sica, che nella foga recita altre opere di Shakespeare – Wrong Play, my lord) , cambi d’abito mal riusciti e intermezzi musicali allegri trasformano la tragedia in una esilarante farsa.

La compagnia teatrale coglie, nell’impresa di imperniare la rappresentazione su tre soli corpi, l’occasione per sfrondare il racconto shakespeariano dagli elementi morti, in modo da restituirlo ad una narrazione attuale che sia da tutti intellegibile. Anche la scenografia è essenziale, ridotta a pochi oggetti di scena, eppure non se ne avverte la necessità, perché ci si incanta sulla grande capacità mimica dei personaggi, che pare ispirata alle star del cinema muto.

L’atto è inscenato in lingua inglese, ma in forme comprensibili per gli italianofoni. Gli stessi personaggi, non di rado, incorrono nelle incomprensioni lessicali in cui quotidianamente cadono i nostri connazionali in terra britannica: “murder”, più volte equivocato con “mother”, viene sostituito dal fantasma con “assassination” al fine di agevolare Amleto nel recepire il messaggio paterno, per non parlare, poi, della difficoltà incontrata dallo spirito nello spiegare al giovane eroe che il padre fosse morto, e non un genitore al quadrato (“Your dad is dead”, “yes, my dad is dad”).

Tre attori si rilevano, però, ben presto insufficienti, così tocca a due volontari tra il pubblico improvvisare i ruoli di Rosencrantz e Guildenstern, i fedeli compagni di viaggio d’Amleto. Appositamente per loro, ma a beneficio di tutti, le battute che li riguardano vengono tradotte dall’inglese al napoletano, con un sospiro di sollievo di chi, pur strabuzzando gli occhi, un po’ esitava a chiedere chiarimenti: e chissà che questa non sia proprio una raffinata citazione dell’opera “Shakespea Re di Napoli”, dello scrittore campano Ruggero Cappuccio.

Nonostante la grande rivoluzione apportata all’opera, la trama non subisce modificazioni, ma le lacrime che accompagnano la carneficina finale nascono dal riso, non dal pianto, quindi l’esperimento è pienamente riuscito.

Lo spettacolo è andato in scena tutti i martedì e i mercoledì di novembre sul palco della Sala Assoli, in via Teatro Nuovo, Napoli.

Danilo De Luca