Il Mondiale 2014 di Formula Uno si è chiuso ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove Lewis Hamilton si è laureato per la seconda volta, dopo il 2008, campione del mondo. Lo ha fatto vincendo la gara e aggiudicandosi, tra l’altro, il suo undicesimo successo annuale, figlio di una seconda parte di stagione decisamente sui generis, in cui ha prima recuperato e poi infilato in classifica piloti il compagno di squadra Nico Rosberg. Merito di quei cinque primi posti consecutivi tra Monza e Austin, in cui l’inglese è salito in cattedra ed è riuscito ad imporre il suo ritmo, sfidando il tedesco in un paio di spettacolari e onesti duelli in pista. D’altronde i due si conoscono da quando correvano nei kart e, salvo qualche incomprensione di inizio stagione – quando Lewis credeva di essere la ruota di scorta di un pilota tedesco in un team tedesco – si sono entrambi dimostrati altamente professionali, senza calpestarsi quasi mai i piedi e arrivando a giocarsi tutto nell’ultima gara della stagione. Secondo il quotidiano Bild, Rosberg si sarebbe addirittura divertito ballando, cantando e alzando il gomito, alla festa organizzata dalla Mercedes per il pilota inglese.

wolff-hamilton-rosberg-abu-dhabi-2014Quel che è certo è che la stagione 2014, checché se ne dica, ha regalato molte emozioni. Potranno naturalmente essere quasi tutte figlie della sfida tra i due alfieri della Mercedes, anche se le tre vittorie di Daniel Ricciardo e gli incredibili risultati portati a casa dalle Williams di Massa e del debuttante Bottas, hanno insaporito un mondiale che altrimenti sarebbe stato insipido. Lo è stato sicuramente meno rispetto agli ultimi due o tre, dove parlare di dominio Red Bull sarebbe stato addirittura un eufemismo; quest’anno, invece, i nuovi regolamenti hanno inizialmente fatto volare la Mercedes, per poi fare il bene anche di tutte le altre vetture motorizzate dalla casa tedesca.

La sorte di Lewis Hamilton è quella dei grandi campioni, di chi vince meritando, di chi ha sempre fame. Sono passati sei anni dall’ultima volta, quando ad Interlagos rubò il titolo a Felipe Massa a pochi metri dal traguardo, e ora l’inglese è sicuramente un pilota più maturo. L’aggressività rimane comunque il suo marchio di fabbrica, anche se questa volta si è dimostrato soprattutto tattico, prudente e opportunista, tanto che nelle ultime tornate del gran premio di Abu Dhabi ha persino chiesto ai suoi ingegneri di non dare più potenza al suo bolide e di lasciarlo correre libero fino al traguardo, rischiando di perdere la prima piazza a discapito proprio del brasiliano. Pareri diversi, invece, per il compagno di squadra Rosberg, il quale di qualche cavallo in più non si sarebbe di certo lamentato, visti i continui problemi all’impianto di raffreddamento dell’ERS. Power unit fritta e zero possibilità di finire a punti o di sperare almeno in un ritiro dell’inglese e di un posizionamento buono; una possibilità, invece, per guidare fino alla fine della corsa, pur facendosi doppiare, e onorare un mondiale in cui il tedesco ha guidato da campione, ottenendo il suo miglior piazzamento in carriera e battendo diversi record, primo su tutti le undici pole position ottenute in una singola stagione.

Comincia tutto al giro 25 ad Abu Dhabi, quando Rosberg va largo in curva 14 e gli comunicano di una strana perdita di potenza della vettura. Il dialogo con i box continua e pochi minuti dopo si apprende che l’ERS della W05 del tedesco ha smesso di funzionare, lasciandolo in pratica solo alle prestazioni del normale motore termico. Cala un abisso tra i tempi suoi e quelli dei primi, finché al giro 54 Rosberg è di nuovo davanti ad Hamilton, questa volta solo per farsi doppiare. Lo richiamano ai box. Nico dice di voler continuare fino alla fine.02.11.2014 - Race, Lewis Hamilton (GBR) Mercedes AMG F1 W05 race winner

Insomma, al di là dello strapotere delle Mercedes che ha indirizzato fin da subito il mondiale sui loro binari, la stagione 2014 ha regalato emozioni e grandi momenti di sport. Dai disordini in casa Mercedes – vedi Spa – al secondo titolo mondiale di uno dei piloti più forti dell’era moderna, passando per il disastro Ferrari, l’ultima stagione di Alonso, l’ultima di Vettel, e probabilmente l’addio alla Formula Uno di Jenson Button dopo 268 gare. Sarà poi anche la stagione del cambio di guardia a Maranello, sia tenendo conto delle dimissioni di Montezemolo e dell’arrivo di Marchionne, sia di quello di Maurizio Arrivabene al posto di Marco Mattiacci nel ruolo di Team Principal Ferrari. E soprattutto, ricorderemo Suzuka per Jules Bianchi, perché quest’anno aveva finalmente consegnato i primi punti alla sua scuderia a Montecarlo. E tra poche settimane, sarà ormai passato un anno anche dal terribile incidente di Michael Schumacher. La Formula Uno si congeda così, e noi da lei. Almeno dalle piste e dalle corse.

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Nicola Puca

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un'Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.