Le polemiche e le contestazioni ricevute dopo le espulsioni a freddo dei due parlamentari cinque stelle Paola Pinna e Massimo Artini hanno fatto riflettere Beppe Grillo sull’opportunità di reggere ancora la parte di garante, e capo politico, della sua creazione. Il tilt provocato all’interno del Movimento, tale da far intravedere il rischio di scissioni importanti al suo interno, ha portato l’ex comico alla cooptazione – plebiscitariamente e successivamente approvata dai 37.000 mila del blog – di un direttorio formato da cinque big del movimento. Sono Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia i cinque vassalli dell’imperatore, il cerchio magico dal quale probabilmente dovrà emergere il suo successore.

Quest’operazione tuttavia sembra essere stata una toppa peggiore del buco, provocando polemiche e contestazioni da più parti e dividendo ancora di più il Movimento tra fedelissimi e meno fedeli. Troppo partitica, per i contestatori, la mossa di una nomina dall’alto di personaggi che pure hanno raggiunto, soprattutto nel caso di Di Maio e Di Battista, una fama eguagliabile da pochi altri all’interno del movimento. Il loro compito attuale, in ogni caso, è quello di riportare il loro partito ad una pace interna che sembra irraggiungibile, riorganizzandolo e convertendolo in qualcosa di nuovo. Sembra difficile pensare che Grillo, proprietario e concessionario del simbolo oltre che della sede (virtuale) del M5S, possa realmente farsi da parte ma è abbastanza tangibile la consapevolezza del capo di non bastare più per dragare il consenso e la volontà di rimanere un po’ di più dietro le quinte a muovere i fili dei suoi figli prediletti.

Ma la nomina potrebbe avere l’effetto sperato di provocare la definitiva frattura con un’ingombrante ala dissidente e assemblare un gruppo più omogeneo e più fedele alla linea. A protestare contro le decisioni di Grillo e del suo staff non sono solo i dissidenti più noti, quei pochi rimasti e non ancora espulsi, ma anche insospettabili parlamentari che già dopo la controversa espulsione di due loro colleghi erano usciti allo scoperto per protestare contro il proprio leader. La bocciatura più grossa arriva dalla base dei militanti che si sveglia dal torpore e si accorge finalmente dei gravi difetti di democrazia e trasparenza all’interno del movimento. Un attivista sul blog punta il dito contro Grillo e i 5 prescelti, definendoli rispettivamente “ducetto” e “gran consiglio“. C’è poi chi chiede spiegazioni sul fatto che i cinque non rappresentino tutta l’Italia, perchè “sono tutti campani con la sola eccezione di Di Battista, Romano“. C’è chi chiede le primarie, aperte agli iscritti per eleggere un nuovo leader. C’è infine chi, riprendendo la denuncia di Occupy-Palco, ironizza sulla correttezza e la trasparenza delle votazioni, avvenute ieri e terminate alle 19 con un esito scontato.

L’ormai ex numero tre del Movimento, Claudio Messora, commenta così: “Dopo le polemiche sulle ultime espulsioni, Grillo cerca di formare una vera e propria segreteria di partito, un direttorio a 5 stelle scelto da lui, e chiede alla rete di ratificare la sua scelta. Meglio sarebbe stato che i parlamentari stessi, o meglio ancora la rete, avessero indicato i suoi rappresentanti. Dove sono i senatori? Dove sono gli eurodeputati? Dove sono le donne? Dove vengono specificati ruoli, poteri e durata del mandato?“.
Federico Pizzarotti su facebook si affida ad un lapidario “uno vale. riferendosi evidentemente al noto mantra dei cinque stelle, ormai sorpassato, dell’uno vale uno. Sulla stessa linea Walter Rizzetto che, pur ritenendo positiva la presa di coscienza da parte di Grillo della necessità di una struttura, contesta il peso nullo della base nelle decisioni importanti.
C’è poi chi, come Daniele Pesco e Ferdinando Alberti, preannunciano le dimissioni in caso di vittoria del sì. Samuele Segoni, uno dei più critici e duri contro le ultime decisioni, commenta così: “il re sceglie i cortigiani. Il popolo acclama“.

Ma c’è anche chi festeggia e accoglie con entusiasmo la svolta decisa da Grillo e la creazione del direttorio dei cinque: l’ala dei duri e puri si stringe intorno al leader e ai colleghi scelti a comporre il cerchio magico. Per Nicola Morra (“bene il Direttorio, continua il progetto rivoluzionario“) e Riccardo Fraccaro il gesto di Beppe è un gesto rivoluzionario. In particolare Fraccaro sottolinea quella che per lui è la differenza tra Grillo – leader di “un movimento di cittadini” (di cui è “il cuore e il megafono“) e dallo “straordinario spessore umano” – e gli altri leader che invece accentrano il potere nelle loro mani e sono uomini soli al comando.

Roberto Davide Saba