CASORIA – Un unico coro di voci per dire basta alla violenza sulle donne si è radunato lo scorso 28 novembre nei pressi dell’Istituto “Andrea Torrente” di Casoria. L’iniziativa in questione è stata promossa dalla CGIL di Napoli, al fine di costruire pari opportunità e pari dignità, sul lavoro e nella vita. Non appaiono di certo nuove le lotte del sindacato contro le politiche dei diritti negati, vero cancro della società da cui sembrano scaturire innumerevoli malesseri. Uno tra tutti è la questione delle aree dismesse, che hanno mutato la città di Casoria in un “cimitero di elefanti”, come suggerisce il rappresentante sindacale Andreozzi.

Il ruolo della scuola in questo ambito è dunque quello di “restituire consapevolezza di ciò che è lecito e di ciò che non lo è affatto” afferma quindi il Dirigente dell’istituto Prof. De Rosa. L’istruzione deve quindi prefiggersi prima di tutto il compito di educare alla coscienza dei propri diritti, tra cui anche quello di segnalare ogni tipo di violenza, di cui spesso non sono vittime solo le donne ma anche i lavoratori che si vedono denudati dalla loro veste di dignità.

“Conosciamo la sensazione di sentirsi vuoti, spogliate di ogni diritto, quasi vetro trasparente”,  Afferma quindi il presidente dell’associazione Ali d’Angelo, Angela Uliano, che da anni si batte per i diritti delle donne e dei bambini vittime di ogni violenza di genere, fornendo loro assistenza e sostegno materiale. “Quando si parla di violenza sulle donne in particolare, è bene ricordare che non si tratta mai di un raptus. Si tratta invece di una convivenza giornaliera continua, che non cessa ma piuttosto si accresce. Pertanto ogni forma di disagio deve essere esternata, anche la più banale”.

Eppure anche questo sembra non bastare. In moltissimi casi infatti il grido d’allarme delle donne è stato sottovalutato. Eclatante è il caso di Chiara, vittima prima di bullismo e poi di violenza sessuale da parte dei suoi stessi compagni di classe. “Chiara aveva 11 anni”, affermano  i ragazzi della 5°H turistico corredandosi di una presentazione Power Point “quando due compagni di classe la trascinarono con la forza nell’aula di scienze della scuola e, tenendola distesa a terra, la denudarono e palpeggiarono pesantemente.

In seguito la ragazza è stata ancora  vittima di altri abusi, tutti filmati con un cellulare e finiti in seguito in rete.

Appaiono quindi più che mai realisticamente raccapriccianti le parole del presidente Napolitano in merito alla questione: “Se un tempo la violenza ti aspettava dietro un muro, ora è in agguato dietro un computer”. In questi termini la corte di cassazione stabilisce che la violenza può incombere anche a distanza, rappresentando un vero e proprio reato come stabilisce l’articolo 3 della legge 66/96.

Ma se può sembrare che il web rappresenti una vera e propria trappola senza via d’uscita, è lecito ricordare, come afferma la segretaria della CGIL Grazia Zimmaro che “essa può essere un valido strumento per aiutare le donne ad uscire dal loro isolamento”. Tra le testimonianze, anche quelle di alcune ex-lavoratrici della Carrefour di Casoria, attualmente impegnate in una strenua battaglia per difendere il proprio posto di lavoro, del Club Socio-Sportivo-Culturale Enrico Berlinguer e dell’Unione degli Studenti Area Nord di Napoli.

L’iniziativa si è conclusa con un flash mob da parte di tutti i presenti, un lancio simbolico di perline ed un grido unanime contro la violenza, per scuotere gli animi e annullare i devastanti silenzi.

Anna Ruocco

 

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