Durante il discorso di Staffordshire il primo ministro inglese David Cameron annuncia le sue intenzioni nel voler rimodulare le politiche europee che riguardano l’immigrazione; Cameron denuncia la situazione della Gran Bretagna come suolo vittima di colonizzazione, a seguito dei flussi migratori registrati di recente, aumentati del 39% tra il Giugno 2013 al Giugno 2014. Sono 260.000 i migranti che si trovano sul suolo inglese, 168.000 dei quali provenienti da continenti esterni all’Europa, e quindi in statistica coerenti con i flussi di migrazione europea. Le polemiche di David Cameron infatti sono state rivolte ai paesi membri dell’Unione Europea. Egli si è rivolto con ostinazione a Bruxelles, come rivela anche La Stampa: “Ascoltateci, o potremmo prendere la porta d’uscita”. Cameron starebbe pensando di riformulare nuove politiche in vista delle elezioni di maggio; non sarebbe l’unico portatore dei nuovi ideali anti-immigrazione, dichiarando che tenterà l’approccio a dei nuovi negoziati per modificare alcuni trattati europei, a dispetto di ciò che propone il partito di Farage, l’UKIP, sistematicamente anti-europeista. Cameron si sbilancia sorprendentemente, affermando che “nulla è da escludere” nel caso questi compromessi non venissero presi in considerazione.

Dopo il fallimentare tentativo di tre anni fa del limitare a 100.000 gli immigrati sul territorio britannico, egli lancia la proposta di restringere le pretese di sussistenza di questi. Ogni immigrato potrà beneficiare dei sussidi e di case popolari, solo dopo quattro anni di effettiva residenza. Inoltre particolari restrizioni verranno attuate soprattutto verso gli immigrati provenienti dall’est Europa, che avranno concesso un limite massimo di soggiorno pari a sei mesi, tempo in cui dovranno trovare un lavoro per evitare il successivo respingimento nel paese d’origine. Dichiarazioni arrivano da Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione e nel governo lituano, e Donald Tusk, primo ministro polacco, presi in causa dalla situazione creatasi: il primo ribadisce che “per la Commissione Europea le 4 libertà, di beni, servizi, capitali e lavoro, non sono negoziabili. Sono parte dei fondamenti dell’Unione Europea. Se una persona arriva in uno stato membro e lavora o cerca legalmente un lavoro, ha tutti i requisiti per avere benefici”.

Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, che da sempre appoggia politiche fortemente strutturate per favorire l’interazione e l’integrazione con gli immigrati, ritiene inappropriate le minacce di David Cameron in seguito alla questione di non escludere un’indipendenza del Regno Unito dall’intera comunità Europea. Merkel dichiara una vera contrarietà alle affermazioni di Cameron, prendendo in riferimento la libera circolazione dei cittadini europei in Europa, che decidono di spostarsi per migliorare le proprie opportunità lavorative. Il premier inglese, comunque, precisa: La Gran Bretagna sostiene il principio di libera circolazione. Ne trae benefici. Accettarlo è cruciale nell’essere parte del mercato unico. Principio che non vogliamo distruggere o trasformare”. Ciononostante, avanzerà le sue idee anti-immigrazione a Bruxelles.

Alessandra Mincone