L’Italia non può e non deve adagiarsi sugli allori. A dirlo è il Commissario europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici. «Ѐ necessario che da ora a marzo le cose avanzino. La Commissione non esiterà a prendersi le sue responsabilità».

Il riferimento è chiaro, Moscovici parla delle bozze di bilancio di Italia, Francia e Belgio, alle quali si affiancano anche Spagna, Portogallo, Austria e Malta per il rispetto di quanto indicato all’interno del Patto di Stabilità.

Inoltre, parlando del belpaese, «il bilancio previsionale sul 2015 presentato dall’Italia, non può essere considerato totalmente conforme con le regole europee e un piccolo sforzo supplementare può e deve essere chiesto». In pratica l’Italia rischia di non abbassare il deficit sul debito pubblico nella parte eccedente il 60% del PIL, non attendendosi, dunque, alle regole europee. «Il nostro parere sottolinea che nonostante i progressi compiuti, l’Italia corre rischi di non conformità. Al tempo stesso riconosciamo che l’Italia attraversa circostanze economiche sfavorevoli, con un output gap di oltre il 4% del PIL».

Tuttavia, precisa Moscovici, la Commissione UE guarderà con attenzione all’operato dei Paesi appena citati, ma al tempo stesso deciderà soltanto a marzo se prendere o meno provvedimenti in caso di contravvenzione.

«All’inizio del 2015 esamineremo la qualità dell’esercizio 2014, le riforme dovranno avere un impatto sulla sostenibilità finanziaria per il 2015. Siamo chiari: la Commissione non esiterà ad assumersi le sue responsabilità. Da qui a marzo, dobbiamo proseguire con la strategia del dialogo soprattutto con Roma e Parigi. Il nostro sentimento è che occorra discutere delle misure supplementari, che occorra accelerare la messa in opera delle riforme strutturali già annunciate. Bisogna essere consapevoli dello spirito col quale la Commissione lavora. Essa deve far rispettare le regole, senza eccessiva creatività. Tutte le procedure sono a nostra disposizione».

Eppure, più che dell’Italia, la Commissione sembra preoccuparsi maggiormente delle manovre effettuate dalla Francia, la quale ha registrato uno sforamento pari al 4,3% del deficit sul PIL, ben lontani, dunque, dalla soglia del 3% imposta per il 2015.

Certo, marzo è vicino, quattro mesi sono un tempo limitato per mettere in pareggio i bilanci, ma la Commissione sembra decisa a dare ugualmente respiro ai Paesi meridionali dell’Europa.

Infatti, stando alle parole dello stesso Moscovici, «abbiamo deciso di evitare decisioni precipitose, che potrebbero essere contestate dopo la pubblicazione delle cifre definitive per il 2014. La Commissione applica rigorosamente le regole. Stimiamo che, per motivazioni politiche ed economiche, è legittimo dare più tempo. Ma, attenzione, questo tempo non può essere tempo perduto, affatto. Occorre mettere a profitto questo tempo, per precisare gli sforzi, perché le cose progrediscano da qui a marzo».

Maria Stella Rossi