Storica decisione dell’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, che ha deciso di mantenere ferma la produzione di greggio. Crolla il prezzo del petrolio. Ma non tutti sono d’accordo.

VIENNA – La riunione dell’Opec ha portato a una decisione clamorosa, oppure a nessuna decisione, a seconda dei punti di vista. Tutto rimarrà com’è da dicembre 2011: limite di 30 milioni di barili al giorno prodotti. Inoltre, non è stata annunciato alcun vertice straordinario prima di quello già previsto nel mese di giugno. Ciò ha avuto come conseguenza un calo considerevole del prezzo del petrolio, con il Brent che è sceso a 72 dollari e il Wti persino sotto i 68. Il calo sarebbe potuto essere ancora più consistente se gli americani non fossero stati impegnati a celebrare la Festa del Ringraziamento. L’Organizzazione ha lasciato così al libero mercato il compito di riequilibrare domanda con offerta. E il mercato non ci ha pensato due volte, abbassando la quotazione del greggio su valori che non mettono tutti d’accordo. Durante la conferenza stampa, il segretario generale dell’Organizzazione Abdallah El Badri, ha definito “unitaria” la linea d’azione. Ma così non è. Da una parte, ci sono l’Arabia Saudita, con gli alleati del Golfo Persico, che abbracciano la causa della “guerra dei prezzi”, con l’obiettivo di costringere altri a tagliare la produzione. Sul versante opposto, invece, paesi che potrebbero uscirne non indenni da questa guerra. A cominciare dal Venezuela, che era già al collasso col petrolio a 80 dollari e la Nigeria, che sta per finire le riserve di valuta pregiata. I sauditi vogliono convincere gli altri membri che è giusto che il petrolio scenda a 60 dollari, così i prezzi per gli anni successivi si stabilizzeranno sugli 80 dollari, quando lo sviluppo dei progetti sullo “shale oil” avrà rallentato. In tutto questo, i russi di Rosneft hanno accettato senza fare una piega la scelta dell’Opec, dichiarando che non c’è nulla di straordinario e che hanno “ampi margini di sicurezza”, avendo un costo di produzione netto tra i più bassi al mondo, appena sopra i 4 dollari al barile.

Daniele Colantuono