Era prevedibile, ma non scontata, in ogni caso è arrivata la notizia ufficiale. I System of a Down andranno in tour, un tour mondiale, forse con un nuovo album (non confermato), ma sicuramente con una precisa intenzione: scrivere la storia.

Il Wake up the souls Tour porterà ad una serie di concerti per la band di origine armena dopo una pausa di circa 3 anni, dopo la loro grande reunion del 2011 (avvenuta dopo lo scioglimento della band nel 2006 e con l’inizio di una carriera da solista per il frontman della band, Serj Tankian). Ma il 2015 era una data troppo importante, troppo ghiotta per non tornare sui grandi palcoscenici.

Il 2015 infatti è anche la ricorrenza del centenario del genocidio armeno. Un genocidio meno conosciuto rispetto a quello ebreo, ma non per questo meno cruento. I numeri non sono ufficiali, ma si parla di più di un milione di morti per mano dei Giovani Turchi, un movimento ultra-nazionalista che vide nel popolo armeno una causa della crisi del paese. I SOAD si sono sempre fatti portavoce del riconoscimento del genocidio, in quanto, a differenza di quello ebreo, lo sterminio degli armeni non è ancora riconosciuto ufficialmente da tutte le nazioni, ma soprattutto non è riconosciuto ufficialmente dagli USA per ragioni politiche, ed infatti il paese a stelle e strisce è stato sempre il bersaglio preferito della satira presente nelle canzoni della band,  e dalla Turchia, lo stato genocida nel 1915, che si ostina a negare il genocidio ed inserire le morti nelle statistiche della prima guerra mondiale.

La band sente molto questa ricorrenza, ed, infatti, dopo aver suonato a Rio de Janeiro, Lione, Colonia, Londra, Amsterdam, Bruxelles e Mosca, concluderanno il tour a Yerevan, la capitale dell’Armenia, nella piazza della Repubblica, per un concerto gratuito ma soprattutto storico. Per la prima volta infatti la band promotrice della commemorazione e del rispetto per il genocidio tramite le loro canzoni, suoneranno in Armenia, per quello che si preannuncia un concerto memorabile ed emozionante, come lo fu quello di Serj Tankian, che da solo cantò a Yerevan, anche delle canzoni in armeno.

Si aspetta solo la conferma di un sesto album, il tanto atteso sesto album della band, che come spesso dichiarato dai componenti, uscirà solo se ritenuto superiore a tutti gli altri precedenti album. Un’impresa da non poco.

Diego Sbriglia