Questa settimana si apre con Enrique Iglesias in vetta, che si riconferma al numero uno per la nona settimana consecutiva, uguagliando il recordi di Pharrell Williams con Happy. Salgono in seconda posizione Fedez e Francesca Michielin, scende al terzo posto Sia. Scendono anche Avener, Robin Schulz, Valerio Scanu e Meghan Trainor che occupano rispettivamente quarta, quinta, settima e ottava posizione in classifica. Sale di due posizioni, trovandosi al numero 6, David Guetta. Stabili gli Sheppard al nono posto, mentre rientra in top ten, al decimo posto, Tiziano Ferro.

Troviamo, al numero 13, Take Me To Church del musicista irlandese Hozier. Il pezzo in questione è una delle cose migliori che si possano trovare attualmente in classifica: uno splendido blues che sembra perseguire la via dell’intimismo per poi esplodere in un tripudio d’intensità dai risvolti Indie Rock quando il videoclip raggiunge la propria climax. L’artista paragona la persona amata a un’esperienza religiosa, una sorta di processo di elevazione catartica che procura una gioia immensa, ma anche paura e abiezione. Amare significa rinascere spiritualmente, ma per rinascere bisogna prima morire, abbandonare una parte del proprio essere, del proprio passato, in via definitiva ed essere scarsamente consapevoli di ciò. Amare è un atto di coraggio. A questa interpretazione testuale ben si addice il videoclip dalle tematiche sociali fortemente attuali, raffigurante una relazione omosessuale clandestina la cui scoperta da parte di un violento gruppo di omofobi porterà inevitabilmente a tragiche conseguenze. Una feroce critica alla consuetudine, adottata da alcune associazioni religiose, di incentivare il disprezzo e la discriminazione razziale/sociale che offre un’ulteriore chiave di lettura del contenuto del testo. Si sa, la controversia genera successo, e il pezzo ne sta riscuotendo tanto, giungendo ai primi posti delle classifiche americane e riscuotendo buoni riscontri anche in Europa.

Al numero 30 Tornano i Maroon 5 con Animals. Pop dalle poche pretese, ha il pregio di essere perlomeno radiofonico. La band ormai preferisce molto di più puntare sull’immagine e il sex appeal del frontman Adam Levine(come ampiamente mostrato nel videoclip), piuttosto che cercare soluzioni originali per i propri pezzi, che sembrano deliberatamente non voler differire troppo l’uno dall’altro. Processo involutivo per la band californiana che ormai sembra una sbiadita riproposizione di ciò che era dieci anni fa, adagiandosi su formule da un lato fortemente consolidate ma che celano un’evidente stanchezza compositiva e una generale mancanza di inventiva, con un Levine che ormai fa un uso sempre più disarmonico del mezzo vocale fino a diventare sgradevole in alcune occasioni. Malgrado tutte queste premesse i Maroon 5 sembrano continuare a godere di un buon seguito, ottenendo il disco di platino negli Stati Uniti e Danimarca.

Al numero 31 è la volta del producer svedese Alesso, relativamente nuovo al mondo delle classifiche, che propone la sua Heroes (We Could Be) coadiuvato dalla vocalist svedese Tove Lo. Il testo è preso dall’omonimo brano di David Bowie del 1977, ma le citazioni finiscono qui dato che il pezzo è un tipico esempio di Progressive House europeo, melodico e al contempo epico, indubbiamente valido. L’unica pecca riguarda la struttura del brano, che lo rende simile a tante altre produzioni dello stesso genere da parte di dj molto più quotati (Calvin Harris, David Guetta), privandolo di personalità. Il singolo rappresenta in ogni caso un successo minore se comparato ai precedenti lavori di Alesso, raggiungendo la top ten solo in Australia, Belgio e in madrepatria. Vedremo se in seguito le prestazioni subiranno un’evoluzione

Per questa settimana è tutto, alla prossima per scoprire altri nuovi successi!

Alfredo Gabriele Galassi