ITALIA – Nelle scuole italiane è sempre più evidente il connubio tra istruzione e tecnologia, partendo dalla semplice iscrizione all’istituto scolastico effettuabile in modalità on-line, alla pagella in formato elettronico, disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica, fino ad arrivare alle tecnologie più avanzate: le L.I.M. ed i recentissimi registri elettronici. Si può così parlare di “digitalizzazione” della scuola in quanto, nel prossimo futuro, tutte le scuole dovranno essere fornite di questi servizi strettamente legati al mondo digitale. Per chi non ha ancora avuto il piacere ( o la sfortuna ) di venire a contatto con strumenti quali registri elettronici e L.I.M. ecco una piccola spiegazione: i primi sono semplicissimi tablet che, connessi alla rete della scuola, fungono da quello che una volta era il registro cartaceo, sul quale si segnalano gli assenti, si trascrivono i voti ecc. Le L.I.M. sono lavagne interattive multimediali sulle quali è possibile scrivere, riprodurre video, visualizzare testi ed accedere alla rete internet per integrare alle lezioni elementi che possono facilitare e rendere più interessante l’apprendimento. L’introduzione di queste ultime nelle scuole italiane risale al 2006, quando all’epoca il ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni le aveva introdotte, fino ad un paio di anni fa però, queste lavagne multimediali erano quasi un miraggio in Italia, in modo particolare nel sud del paese e solo grazie ai fondi europei ora ne è possibile l’uso.

Sia le L.I.M. che i registri elettronici sono stati pensati per rendere le lezioni più semplici e scorrevoli ma spesso capita ancora che, invece di
risolvere i problemi, li creino. E’ molto frequente infatti, che durante l’uso dei suddetti, ci siano problemi di vario genere (la connessione
internet scadente, il malfunzionamento dello strumento, l’ancora scarsa conoscenza da parte dei docenti riguardo queste nuove tecnologie) che comportano una notevole perdita di tempo.

Quindi, riguardo questa adozione della tecnologia, sempre più presente nelle scuole d’Italia, l’opinione pubblica è divisa: c’è chi appoggia questo tipo di cambiamento, sperando che l’istruzione italiana possa arrivare a raggiungere il livello di quelle degli altri stati europei già avanzati in questo settore, che gli studenti riescano ad apprendere più facilmente e che siano più stimolati alla partecipazione alle lezioni e che, grazie ai registri elettronici, l’organizzazione sia più efficace; altri invece, quelli che possiamo definire “tradizionalisti”, prediligono l’efficacia dei metodi classici, preoccupati che l’uso sproporzionato della tecnologia possa solo nuocere all’apprendimento e alla serietà dell’istituzione scolastica.

Data la recente introduzione di questi sistemi digitali nel mondo della scuola, è ancora impossibile scoprire se agevoleranno o sfavoriranno gli studenti nel loro futuro.Tutto ciò però spesso porta a pensare e a chiedersi se mai, continuando di questo passo, i libri cartacei non saranno totalmente eliminati, se i professori saranno sostituiti da computer e se la tecnologia non prenderà davvero il sopravvento sull’essere umano rendendolo totalmente schiavo di essa. Può sembrare pura fantascienza eppure, data la rapidissima velocità con cui la società sta progredendo, queste domande sembrano ormai legittime. L’evoluzione è giusta e necessaria, insita nell’essere umano ma, a partire dai giovani di questa generazione, è necessario in ogni caso essere in grado di distaccarsi dalla tecnologia e non vivere appoggiandosi completamente ad essa.

Daniela Diodato

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Daniela Diodato, nata nel 1996, vive a Napoli, diplomata al liceo linguistico G.B. Vico, frequenta il corso di studi di Lingue, culture e letterature moderne europee alla Federico II. Ha una passione per le lingue, le culture straniere ed i viaggi, costantemente alla ricerca di nuove persone e posti da conoscere. È interessata ad eventi culturali, musica ed arte ma anche scuola ed universitá, che la riguardano molto da vicino.