Beppe Grillo, citando Forrest Gump, ha dichiarato sul suo blog di essere “un po’ stanchino” e di voler condividere la leadership del Movimento 5 Stelle con un gruppo di parlamentari pentastellati da lui indicati e sui quali si è tenuta una votazione online a conferma di questa loro nuova responsabilità.

Roberto Fico, Luigi di Maio, Alessandro di Battista, Carla Ruocco e Carlo Sibilia sono i cinque “nominati” e confermati che collaboreranno con Grillo nella ridefinizione della linea politica del Movimento, nell’occhio del ciclone dopo il flop alle regionali e il caos espulsioni che potrebbe non essersi concluso e mietere ancora ulteriori vittime illustri (Pizzarotti?). Ci sarebbe da dibattere sulla “democraticità” del voto col quale poco meno di quarantamila persone possono decidere il destino di un movimento votato, alle scorse politiche, da circa 8,7 milioni di italiani, ma non è il punto di cui si vuole discutere ora. La vera questione è diversa: il nuovo “direttorio” rappresenta un vero cambiamento nel Movimento 5 Stelle o ne costituirà il primo passo verso la fine?

Difficilmente sarà la fine del Movimento 5 Stelle, un partito di tale grandezza non scompare da un giorno all’altro e di certo non per una “piccolezza” come qualche espulsione o un flop elettorale. Vero è che il risultato elettorale in Emilia Romagna e Calabria ha fatto emergere una forte difficoltà nel conquistarsi nuovi elettori: mentre PD e FI hanno perso tantissimi voti, il M5S è rimasto sostanzialmente stabile rispetto alla scorsa tornata elettorale, dato fallimentare per un movimento che punta a sostituire i partiti tradizionali, accaparrandosene quindi l’elettorato. Il consenso del Movimento soffre anche di un altro problema: vive di animi accesi, di scontri dialettici e politici aspri e di momenti turbolenti. In questo senso la (probabile) longevità e il senso di stabilità del governo Renzi stanno gettando acqua sul fuoco degli animi pentastellati, raffreddando il clima politico e lasciando il M5S in balia dei propri problemi, che stanno infatti venendo a galla proprio ora che non c’è alcuna battaglia elettorale decisiva da preparare.

Sarà questa la fine politica di Beppe Grillo? Difficile che succeda. Il comico genovese non ha abbandonato la leadership, ma l’ha solo condivisa con un ristretto gruppo di parlamentari senza peraltro specificarne funzioni e possibilità. I “fantastici cinque” sono anche suoi storici fedelissimi che ne hanno difeso l’operato in ogni momento di difficoltà, e nulla fa sospettare che possano cambiare idea proprio ora. Non bisogna sottovalutare inoltre che la proprietà del sito, vero e proprio quartier generale del Movimento, resta saldamente e senza alcuna ombra di discussione in mano a Grillo, che continua a postare ciò che ritiene più idoneo senza alcun tipo di confronto con la base, impostando il discorso nella direzione da lui voluta e “plasmando” l’anima del Movimento. Sembra quindi difficile un’uscita di scena di Grillo, almeno nel breve periodo. L’unica possibilità sarebbe un contrasto tra lui ed il direttorio, che costringerebbe Grillo a scegliere tra il j’accuse ai “cinque” – palesando la propria direzione personale del Movimento – e la marginalizzazione politica all’interno del suo stesso gruppo. Considerando l’estrazione del direttorio, però, resta un’ipotesi molto improbabile.

Pensare a una fine del Movimento o all’abdicazione di Grillo al direttorio sembra quindi fuori luogo. Il Movimento ha altri problemi che, in questo momento, sono messi in disparte da questioni di facciata, parzialmente risolte dalla creazione del gruppo dei cinque ma ancora aperte sul fronte espulsioni. La ferita delle regionali, seppur inosservata, resta ancora dolorosa e mette in mostra i limiti del Movimento: è qui che i pentastellati dovranno cambiare le carte in tavola per non diventare una meteora nel panorama politico nazionale.