La Francia resta divisa in due, c’è chi non aveva dubbi e chi, invece, continua a non crederci. Sabato 29 novembre Nicolas Sarkozy è divenuto, per la seconda volta, presidente dell’UMP. Nel 2004 fu il grande favorito e dopo 10 anni, con risultati diversi, ci ha riprovato, tentando di farsi largo tra i pretendenti delle prossime elezioni presidenziali. L’obiettivo è quello di trasformare il più grande partito di centro destra in una macchina da guerra elettorale per volare all’eliseo. Come? Raggruppamento: unire il partito ed i militanti. Strategia messa a punto nel 2004. Sabato sera Sarkozy non si è allontanato dalla sua abitazione, villa Montemorency nel 16 arrondissement di Parigi. Da lì ha seguito lo spoglio ed ha aspettato il verdetto finale: 64,5% dei suffragi, 20 punti in meno delle scorse elezioni. Una vittoria moderata dunque, diversamente da come avevano annunciato giorni fa i suoi fedelissimi. Il dato sicuramente vincente è quello del tasso di partecipazione, ben 58,1%, dato storico che batte il record del 2004. I 268.336 aderenti al partito hanno espresso la loro preferenza su internet, sul sito che nella serata di venerdì è stato preda di un cyber attacco. “I militanti hanno fatto una scelta chiara, netta e precisa”, afferma Brice Hortefeux, fedelissimo di Sarkozy : “Ha raggruppato circa due terzi del suffragio e più di 100.000 voti”. “La cosa più importante è aver rimesso le mani sulla macchina. Ora, si passerà dalle parole ai fatti”, esclamano gli elettori. Sarkozy fu già presidente dell’UMP dal 2004 al 2007, trampolino di lancio verso l’Eliseo, ed ora va a coprire quel posto lasciato vuoto da Copé dimissionato lo scorso maggio per i risultati non favorevoli alle elezioni europee e per lo scandalo sui finanziamenti, lasciando il partito in mano ad una gruppo di dirigenti momentani.

Il primo passo per il neo presidente sarebbe proprio quello di unire il partito così da eliminare le frammentazioni e le divisioni interne, ridimensionare le finanze in debito per 74 milioni di euro e tenere a bada il tanto discusso affare Bygmalion per il quale potrebbe essere ascoltato nei prossimi mesi.  Missione difficilissima, quasi impossibile. I francesi non sono molto ottimisti, il 68%, secondo un sondaggio Odoxa, pronosticano l’implosione del partito. Nell’immediato però deve assolutamente comporre e mettere insieme un team dirigente forte e preparato. La paura di Juppé, Fillon, Bertrand e Le Maire sta nel fatto che pensano che Sarko, oramai presidente, cambi il metodo e il modo delle primarie così da assicurarsi la candidatura naturale alle presidenziali.  Indiscrezione ancora non confermata. La novità invece sarebbe quella per Sarkozy di iniziare a portare per la Francia conventions e meeting, per discutere con gli elettori su temi caldi. In modo da trovare risposte e creare punti per il programma elettorale da presentare. Decisioni che andrebbero votate da internet.

Per il momento, accantonati i suoi affari giudiziari, la candidatura dell’ex presidente francese non piace proprio a tutti. Jean-Christophe Cambadélis leader PS di fatti pensa che l’elezione di Sarkozy sia una “brutta notizia per la Francia ma una buona notizia per la sinistra”. Dunque resta il solito attore già visto, ora protagonista di un remake come nel 2004, 2007 e 2012, con la stessa messa in scena un po’ “vecchiotta” dice Franck Riester. Giusto o meno, Sarko incontrerà lunedì mattina i dirigenti di partito, forse per far capire loro che la volontà di buttare fuori i socialisti è davvero forte come la volontà di dare “Un nuovo inizio per il partito”, come ha affermato il 59enne neo eletto presidente dell’UMP in un post su facebook.

Giuseppe Ianniello