Il 26 ottobre scorso, poco più di un mese fa, iniziava ufficialmente lo scontro elettorale che avrebbe determinato il successore di José Alberto Mujica Cordano, detto anche “Pepe”, del Frente Amplio (sinistra), capo di Stato uscente. In quell’occasione, i verdetti delle urne erano stati chiari: i due candidati alla presidenza, che si sarebbero sfidati al ballottaggio del 30 novembre, sarebbero stati Tabaré Ramón Vázquez Rosas, del partito di Pepe Mujica, e Luis Alberto Lacalle Pou, del Partido Nacional (centrodestra).

Ieri notte i risultati, che hanno visto una netta affermazione di Tabaré Vázquez, impostosi con il 52,8 % dei voti. Il risultato è di quelli che fanno clamore, anche in considerazione del fatto che per la terza volta consecutiva a trionfare è stato un candidato del Frente Amplio, piccolo partito di sinistra, che da tre legislature ha spezzato il dominio dei cosiddetti partiti tradizionali, il Partido Blanco e il Partido Colorado.

Del resto non sarà una prima volta per Vázquez, un oncologo di Montevideo. Il 74enne, infatti, aveva già guidato il Paese dal 2005 al 2010, anno in cui gli subentrò Mujica, rimasto in carica sino ad oggi. Proprio la figura dell’ormai ex-Presidente, divenuto improvvisamente popolare a causa del suo impegno concreto contro la povertà, può dare un’idea di quanto sarà impegnativo il compito di Tabaré Vázquez, che oltre a dover contribuire al risanamento dell’Uruguay, non potrà sottrarsi all’inevitabile confronto con il suo predecessore, diventato un simbolo della lotta agli sprechi e della solidarietà verso le classi meno abbienti.

La stessa vittoria di Vázquez è stata, in un certo senso, favorita dall’impegno del suo predecessore e compagno di partito, diventato rapidamente uno dei leader mondiali più famosi ed apprezzati. Si tratta, naturalmente, di due profili politici molto diversi, ma è facile immaginare che il compito che il nuovo Presidente dovrà affrontare sarà molto diverso, e probabilmente più complesso, rispetto a quello che lo stesso Vázquez fu chiamato a svolgere nel marzo del 2005, quando subentrò all’allora Presidente uscente Jorge Luis Batlle Ibáñez, una figura decisamente meno famosa e carismatica.

Dal punto di vista geopolitico, non si può fare a meno di notare che, con i risultati in Uruguay, il subcontinente latinoamericano ha confermato il suo appoggio ai partiti di sinistra, seppur con importanti differenze all’interno della stessa corrente, di stampo più radicale in paesi come Venezuela e Bolivia, maggiormente “liberal” in Argentina e Brasile. In tale contesto, il Frente Amplio ha mantenuto le distanze da entrambe le fazioni, concentrandosi su politiche di assistenza sociale e rigore economico. A Tabaré Vázquez il compito di proseguire il percorso virtuoso del suo famoso predecessore.

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest’ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l’Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l’inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v’è rimedio. Per fortuna.