(parte quinta qui)

Nel corso del diciannovesimo secolo molti scienziati contribuirono a delineare il concetto di evoluzione e cercano di spiegare come potesse attuarsi in natura questa progressione storica delle specie mediante l’aumento di complessità degli individui. Tra questi meritano una menzione speciale Jean-Baptiste Lamarck, per il suo intervento pionieristico nel concorrere ad una modellistica dell’ evoluzionismo, Charles Darwin e Alfred Wallace, per l’assoluta rivoluzione alla quale portarono le loro teorie, ed ultimo, cronologicamente ma assolutamente non per importanza, Gregor Mendel, il padre della genetica moderna.

Gregor Mendel
Gregor Mendel

 

Agli inizi del Novecento questi concetti furono ripresi ad ampliati in quella che è denominata Sintesi Moderna (termine coniato da Julian Huxley): essa parte dalle teorie darwiniane, per completarle attraverso i principi di genetica ai quali era giunto Mendel, che furono estesi dagli individui alle popolazioni, passando attraverso lo studio della paleontologia, strumento fondamentale per fornire prove tangibili all’ evoluzionismo.

Il punto di vista espresso da questa corrente, detta anche Neodarwinismo Mendeliano, non è fisso ed univoco, ma influenzato dal pensiero di diverse personalità, e quindi ancora in formazione.

 

Julian Huxley
Julian Huxley

Durante il ventesimo secolo la comunità scientifica ha raggiunto le competenze e ha ottenuto gli strumenti necessari a chiarire le questioni rimaste aperte in tema di evoluzionismo: c’erano ancora da definire le dinamiche attraverso cui questo processo si esplica. Questo argomento ha visto chiamati in causa molti studiosi, che hanno elaborato diverse teorie, a volte entrando in contrasto, tant’è che il dibattito attorno al fenomeno è ancora acceso.

Ernst Mayr, uno degli scienziati più influenti del secolo, definì le specie come “gruppi di popolazioni naturali realmente esistenti o potenzialmente interfeconde e isolate riproduttivamente da altri gruppi simili”. È evidente in questa spiegazione l’importanza che la genetica ha assunto all’interno della biologia e delle scienze naturali. La selezione naturale trova il suo naturale completamento: non è più semplicemente una lotta per la sopravvivenza, che vede uscire vincitore chi meglio si adatta all’ambiente, ma pone l’accento sul più prolifico, in quanto riesce ad influenzare maggiormente il pool genetico della popolazione di cui fa parte.

Ernst Mayr
Ernst Mayr

L’attenzione si sposta quindi dagli individui ai geni. Lo studioso che più insiste su questo concetto è  Richard Dawkins, che nel suo libro The Selfish Gene si chiede su quale livello intervenga la selezione naturale, ed individua l’unità fondamentale evolutiva nel gene, e tenta di spiegare anche l’etologia mediante l’egoismo dei geni stessi, che tentano di affermarsi e conservarsi attraverso gli individui che costituiscono le specie, visti come macchine di sopravvivenza. Secondo Dawkins bisogna partire dal livello più basso possibile per dare una spiegazione a questo fenomeno.Questa visione ha creato molti dibattiti, essendo basata per lo più su assunti non verificabili, ma ha fornito comunque diversi spunti interessanti.

Per la maggior parte della comunità scientifica i fenomeni della speciazione e dell’evoluzione avvengono a seguito di trasformazioni graduali, e la nascita di nuove specie è un processo cronoclinale: le differenze fenotipiche come forma, struttura, fisiologia e comportamento, riflettono all’interno di una specie le variazioni del pool genetico. Quando, per disparate ragioni, si verificano mutazioni genetiche irreversibili, queste possono accentuarsi, sommarsi ed affermarsi in una popolazione tramite i processi riproduttivi. È su questa variabilità che agisce la selezione naturale: le variazioni fenotipiche vantaggiose rendono gli individui interessati più prolifici nella popolazione, e di conseguenza diffondono quei geni responsabili della mutazione, affermandoli.

 

Richard Dawkins
Richard Dawkins

In una sequenza cronoclinale si arriva al momento in cui certi individui, accumulato un gran numero di mutazioni, giungono all’isolamento riproduttivo rispetto al gruppo iniziale, definendo il gradiente mutazionistico che individua una nuova specie. Molti biologi pongono l’accento sull’importanza della differenziazione geografica. La formazione di barriere geografiche, climatiche o ecologiche sarebbe la causa fondamentale dell’isolamento di alcuni gruppi di individui all’interno di popolazioni più grandi. Un isolamento prolungato farebbe sì che questi gruppi scambino il pool genetico in un ambito più ristretto rispetto alla popolazione originale, accumulando mutazioni e perdendo il grado di interfecondità rispetto a questa. Ciò porterebbe alla formazione di nuove specie: la riproduzione può avvenire solo se i cromosomi tra i partner corrispondono, e l’eterogeneità del genoma ci permette di individuare specie differenti.

Altro dibattito aperto riguarda il tempo in cui avviene il processo evolutivo: se molti scienziati sono d’accordo nell’affermare l’importanza della microevoluzione, che  avviene attraverso l’accumulo lento e graduale di variazioni genetiche che interessano il fenotipo, altri contestano il modello generalmente accettato, sostenendo che l’evoluzione avvenga attraverso trasformazioni più rapide. Da questa corrente nasce la teoria dell’Equilibrio intermittente, un modello basato sulla macroevoluzione, che ipotizza la formazione di isolati geografici improvvisi durante la diffusione di una specie. Le nuove condizioni ambientali portano all’evoluzione di determinate caratteristiche, volte a rendere il gruppo geneticamente stabile, attraverso mutazioni radicali di cromosomi pilastri(mutazioni sistemiche), formando una nuova specie.

L’esistenza di questioni ancora discusse come queste e di teorie da rivedere e da ampliare ci suggerisce che l’evoluzione dell’ evoluzionismo è un processo ancora in atto e in formazione all’interno della comunità scientifica, e che probabilmente passerà ancora del tempo prima che avremo tutte le risposte. Le domande “da dove veniamo?” e “perché siamo fatti così?” da sempre alimentano la curiosità dell’uomo, e ancora ci farà spingere avanti in quest’indagine, finché non riusciremo a spiegare tutti i meccanismi ed a far luce su tutti gli interrogativi da risolvere.

Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

Andrea Allasinaz – Paleontologia generale e sistematica degli invertebrati – ECIG