« Lo so che non mi crede se glielo dico, ma io corro come il vento che soffia! E da quel giorno, se andavo da qualche parte, io ci andavo correndo! ».

È il 1994 quando, immediatamente dopo l’arrivo del film nelle sale di tutto il mondo, si diffondono in maniera irrefrenabile frasi di e su Forrest Gump, soprattutto riguardo a quelle corse senza sosta, simbolo e metafora della sua esistenza.

“Forrest Gump”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Winston Groom, è un film diretto da Robert Zemeckis. Esso si pone a metà strada tra una commedia, mai banale o scontata, e un drama a tutti gli effetti.

Protagonista assoluto l’omonimo personaggio, interpretato da un Tom Hanks magistrale. Forrest Gump è un uomo dotato di un quoziente intellettivo inferiore alla norma, ma con una vita assolutamente intensa.

La sua storia si sviluppa in un arco temporale di circa trent’anni, concludendosi approssimativamente attorno al 1982, ed è egli stesso a narrarla: seduto su una panchina mentre attende l’autobus, Forrest racconta la sua vita, caratterizzata da problemi mentali e fisici, e soprattutto le sue infinite avventure, ad ascoltatori occasionali e sconosciuti.

Forrest

La storia degli Stati Uniti della seconda metà del XIX secolo fa da sfondo agli eventi. Durante quegli anni Forrest si relaziona a personaggi storicamente rilevanti, da Elvis Presley a John F. Kennedy, da John Lennon a Richard Nixon.

L’infanzia di Forrest è caratterizzata da numerosi problemi. È un bambino con enormi difficoltà di integrazione sociale, e inizialmente non è ammesso alla scuola pubblica a causa del suo IQ troppo basso; inoltre è costretto a portare un apparecchio alle gambe per raddrizzare la schiena, e questo lo rende ancora più strano agli occhi degli altri bambini che lo etichettano come “ridicolo” e “stupido”. L’unica bambina che si mostra benevola e disponibile nei suoi confronti è Jenny, che diventerà la donna di riferimento della sua vita e l’incitamento giusto per togliere quell’apparecchio dalle gambe (“Corri Forrest! Corri!”), permettendogli di scoprire delle innate doti da corridore.

Per i suoi meriti sportivi nel football americano frequenta l’Università dell’Alabama, e dopo la laurea si arruola nell’esercito. La strada di Jenny comincia a prendere una piega diversa dalla sua. Mentre lei girovaga per l’America con degli Hippy, lui è inviato in Vietnam. Lo scenario immediatamente successivo è, intanto, quello della guerra fredda, mentre Forrest torna in patria con la Medal of Honor per la sua condotta militare.

Poco dopo essersi arricchito con il commercio dei gamberi (mantenendo una promessa fatta al suo commilitone Bubba), Forrest è scosso dalla morte della madre, l’unico genitore e l’unica guida che egli avesse mai avuto, e dal doloroso allontanamento di Jenny.

Un giorno, preso da un irrefrenabile impulso, comincia a correre. Arriva alla fine della strada, poi della città, poi dell’Alabama. Corre e corre. Senza ragioni e senza tregua. Diventa esempio e guida per molte persone, anche se lui ammette più volte di non sapere il motivo per il quale sia spinto a correre, sottolineando ancora una volta il rapporto ingenuo e fiducioso del personaggio con il mondo che lo circonda.

Articolo #16.2

Tornato a casa “un po’ stanchino” dopo tre anni di corsa, Forrest riceve una lettera con un invito di Jenny. Ed è per questo che, dall’inizio del film, egli è seduto su una panchina ad aspettare l’autobus mentre racconta la sua storia. Quell’autobus lo porterà dal suo unico grande amore.

La pellicola ha ottenuto un incasso di circa 680 milioni di dollari, ma soprattutto ha dominato gli Oscar del 1995.

Tredici nomination, e ben sei premi Oscar vinti, per film, regia, sceneggiatura non originale, montaggio, effetti speciali e, ovviamente, Tom Hanks miglior attore protagonista.

L’interpretazione di Hanks è assolutamente perfetta. Egli riesce a incarnare come meglio non si potrebbe le caratteristiche fisiche e mentali del personaggio, marcando nel modo giusto quell’ingenuità attraverso cui Forrest guarda al mondo che lo circonda con leggerezza e apparente non curanza, con un’apertura entusiastica e totale a tutto ciò che avviene attorno a sé.

Il film ha avuto un impatto straordinario sulla cultura popolare. Unico nel suo genere, qualsiasi tentativo di rinchiuderlo entro canoni prestabiliti e preconfezionati sarebbe oltremodo riduttivo. Lo spettatore è coinvolto in un mix di emozioni, la tristezza si alterna alla gioia, la malinconia al divertimento. Un must da vedere assolutamente, una pellicola che non poteva mancare nella speciale rubrica settimanale dedicata ai premi Oscar targata Libero Pensiero.

Marco Passero