I fatti

Stamani è scattata una maxi operazione a Roma che conta 28 arresti, 37 indagati e sequestri per un valore di 200 milioni. Le indagini del Ros (raggruppamento operativo speciale) riguardano “un documentato ramificato sistema corruttivo finalizzato a ottenere l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate, con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza degli immigrati”. Intanto i Carabinieri hanno perquisito gli uffici di alcuni consiglieri regionali e di altre amministrazioni nei pressi di Roma.

Alemanno non è l’unico nome noto indagato per associazione di stampo mafioso (416-bis), infatti spiccano anche l’ex Ad dell’ente Eur, Riccardo Mancini, e l’ex terrorista dei Nar ed ex componente della banda della Magliana, Massimo Carminati. Sono stati perquisiti anche gli uffici dei consiglieri regionali Pd Eugenio Patané e Luca Gramazio, mentre tutto lo staff di Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina. è stato costretto ad abbandonare gli uffici causa perquisizione.

Per la prima volta a Roma è contestato l’associazione mafioso nonostante per anni si ripetesse “La mafia nel centro-nord non esiste” anche se recenti tesi storiche affermano che il primo omicidio della criminalità organizzata a Milano sia avvenuto nel 1854 (fonte Blu Notte). L’indagine è partita proprio nello stesso anno in cui Roberto Saviano alla trasmissione “Vieni via con me” denunciava i rapporti politico-mafiosi nel centro-nord Italia e fu costretto ad ospitare l’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, durante la puntata successiva per sentirsi dire che non era così.

L’operazione è stata gestita dai pubblici ministeri Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, i quali stanno smantellando pezzo per pezzo un’organizzazione economica criminale radicata ed organizzata sul territorio da almeno dieci anni, anche grazie al decisivo apporto del Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Michele Prestipino. Proprio come dichiarò l’autore del best seller Gomorra “Queste organizzazioni non possono vivere da sole. Devono collaborare e corrompere pezzi di Stato” infatti, oltre ai nomi eccellenti già citati, tra gli indagati risultano anche amministratori locali che hanno consentito alla mala di entrare nelle istituzioni e mettere i suoi tentacoli marci in tutto l’hinterland capitolino.

L’epilogo

Le indagini iniziarono, come detto, nel 2010 grazie a Pietro Saviotti, il procuratore aggiunto oggi scomparso, che le affidò al reparto criminalità organizzata dei Ros diretto dal colonnello Macilenti, poi sostituito dal colonnello Russo. Oggi la fine è arrivata con queste conclusioni dei Carabinieri che sottolineano “un sodalizio mafioso da anni radicato nella Capitale e facente capo a Massimo Carminati, con diffuse infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale, politico e istituzionale”. Proprio in virtù della collusione politico mafiosa stamani sono state perquisite le case di noti boss e clan di Ostia e di molti politici della Capitale ai quali sono contestati, oltre all’associazione mafiosa: estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio.

A dicembre è prevista la sentenza di primo grado dei clan Fisciani e Triassi di Ostia a cui è contestato lo stesso reato.

Ferdinando Paciolla