5 giocatori della squadra di football di St. Louis, prima di una partita, hanno alzato le braccia in segno di resa per solidarizzare con la famiglia di Michael Brown, diciotenne di colore ucciso a Ferguson da un poliziotto bianco lo scorso 9 agosto e il cui caso ha scatenato una serie di proteste negli Stati Uniti, aprendo anche una serie di dibattiti sulla discriminazione degli afro-americani e sul sistema giudiziario nei confronti delle forze dell’ordine. Il gesto ha però scatenato la dura reazione della polizia locale che chiede “pubbliche scuse” per questo gesto che definisce “offensivo“.

Il gesto è avvenuto poco prima dell’inizio dell’incontro tra i St. Louis e gli Oakland Raiders all’Edward Jones Stadium domenica scorsa. Stando alle dichiarazioni del coach della squadra, Jeff Fisher, che ha affermato di non essere stato informato della decisione dei suoi giocatori, si sarebbe trattato di un atto spontaneo che si aggiunge alle altre numerose proteste scoppiate dopo l’annuncio che il poliziotto che ha sparato a Michael Brown non sarebbe stato accusato di omicidio.

Credo che debba esserci un cambiamento che inizi con le persone che sono le più influenti del mondo” ha dichiarato Jared Cook, uno dei giocatori che hanno alzato le braccia, che ha aggiunto “non siamo potuti andare a Ferguson perché siamo impegnati, senza contare che lì è abbastanza pericoloso. Così abbiamo voluto mostrare in questo modo il nostro rispetto per le proteste e le persone che stanno facendo un lavoro straordinario in tutto il mondo“. Alzare le mani in segno di resa è uno dei simboli più usati nelle proteste per il caso di Michael Brown per rappresentare il gesto che, secondo alcune testimonianze, avrebbe fatto per arrendersi all’ufficiale prima della sua morte.

Tuttavia tale iniziativa ha scatenato dure reazioni: già allo stadio si sono levati fischi nei confronti dei giocatori e la St. Louis police officers’ association ha definito il gesto “una dimostrazione che gli agenti di polizia di tutto il paese hanno trovato sciatta, offensiva e provocatoria” chiedendo alla National Football League di prendere provvedimenti contro i giocatori.

In tutto il paese continuano le proteste che in alcuni casi hanno avuto risvolti violenti: nei giorni scorsi a Los Angeles e a Oakland, in California, sono stati arrestati più di 100 manifestanti, mentre a Portland, in Oregon, la polizia ha usato spray al peperoncino e fatto arresti dopo un blocco dei mezzi pubblici (fonte BBC).

Massimo Liccardo