Il regista, probabilmente, non si sarebbe mai aspettato di essere il protagonista di un film che sino ad oggi, non ha ancora trovato un finale, almeno reale. Purtroppo non si parla di candidati all’Oscar o serie tv. Oramai, da 39 anni, la sceneggiatura viene sempre cambiata. I protagonisti variano. A dirigire questa lunga pellicola di vita vissuta è un ex ragazzo di borgata, uno come quelli che Pasolini conosceva bene, descriveva nei suoi testi: Pino Pelosi.

Riascoltato dai pm, il giovane, ribattezzato dalla stampa “La rana”, per i suoi lineamenti che ricordano l’animale, annuncia la sua verità. Sarebbe l’ennesima versione dei fatti dal 1975 ad oggi. Nel 1979, il giovane, reo confesso, subì la sentenza della Cassazione che lo condannava ad anni 9 e mesi 7 di reclusione, poiché “aveva agito da solo”. Stando alle vecchie confessioni di Pelosi, quella sera, i due si sarebbero incontrati alla stazione romana di Termini, precisamente vicino al bar Gambrinus in Piazza dei Cinquecento. Il giovane, 17 enne di Guidonia, già noto alle forze dell’ordine, sarebbe dunque andato lì con l’intenzione di commettere qualche furto.

I due, saliti a bordo dell’alfa romeo 2000 GT, si conoscevano e decisero di andare a mangiare presso la trattoria Biondo Tevere nei pressi di San Paolo. Dopo cena però si allontanarono verso Ostia. Luogo che Pasolini frequentava e che conosceva bene. Lì scaturì la lite violenta che spezzò la vita di uno degli intellettuali più influenti del novecento. Pino rifiutò di concedersi sessualmente al poeta, e scendendo dall’auto iniziò a percuoterlo violentemente per poi investirlo con la sua stessa auto.

“La rana” si dichiarò subito colpevole dell’omicidio. Pochi credettero alla sua versione e molti, nel corso degli anni, hanno chiesto la riapertura del caso. Alcune cose non quadravano ,soprattutto in merito alla dinamica della lite ed alle prove trovate. Nel 2005 il “ragazzo di vita” in un intervista per la Rai ritrasse le sue dichiarazioni dicendo che il pestaggio fu compiuto ad opera di tre sconosciuti, due dei quali con accento siculo, ma, siccome minacciato di morte, non parlò mai e subì la condanna, a detta sua, da innocente. Nel 2009 il giovane è tornato in libertà dopo aver commesso altri furtarelli.

Nel 2011 ad un incontro pubblico Walter Veltroni ascolta Pelosi, che afferma la sua verità e conclude con un secco “l’assassino è ancora in libertà”. Oggi si ritrova nuovamente davanti ai magistrati per spiegare le vicende che risalgono a 40 anni fa. “C’erano tre automobili,una motocicletta e almeno sei persone, ma non sono in grado di dire chi fossero. Presumo che sulla motocicletta ci fossero i fratelli Borsellino, perché li avevo visti seguirci lungo tutto il tragitto dalla stazione Termini ad Ostia, ma non posso esserne certo. Era buio pesto e ho visto solamente i mezzi arrivare sul posto, poi due persone prendere Pasolini e trascinarlo fuori dall’abitacolo. In un primo momento sono riuscito ad allontanarmi, fuggendo. Da dove mi trovavo sentivo Pier Paolo gridare e chiedere aiuto, ma nulla di più”. Sotto al tappetino dell’auto dello scrittore, poi rinvenuta tra le mani di Pelosi, “c’erano 3 o 4 milioni di lire”, denaro mai ritrovato.

“I tre sconosciuti arrivarono all’idroscalo pochi minuti dopo di noi. Ci avevano seguito. Attesero che io scendessi dalla macchina e ci aggredirono. Dopo averlo pestato, uno di loro salì su un’Alfa identica a quella del regista e lo investirono. È la prova che avevano preparato tutto nei dettagli.” conclude dicendo un altra importante verità : Ho sempre detto che lo conobbi quella notte. Ma non è vero. Incontrai Pasolini quattro mesi prima. Diventammo amici”. Dichiarazione che, secondo la ricostruzione, può filare. Le voci in siciliano sarebbero proprio quelle dei fratelli Borsellino, morti di Aids negli anni 90 e noti frequentatori della stazione termini e della sezione Msi Tiburtina. I due dichiararono ad un agente di polizia sotto copertura di aver commesso il pestaggio ai danni del poeta bolognese. Dichiarazione ritirata poi davati ai giudici.

“Non sono stato io. E’ stato un agguato” ha detto l’ormai 50enne Pino al pm di Roma Francesco Minisci. La riapertura dell’indagini, questa volta, è avvenuta per la scoperta di tracce di Dna sugli indumenti di Pasolini. Lo stesso Dna non sembrerebbe appartenere a Pelosi. I nomi a cui potrebbero essere associato sono già in una lista in mano alla Procura. Persone, attori, prossimi protagonisti di un film senza ancora un vero finale.

Giuseppe Ianniello