Dal 18 dicembre verrà distribuito, in oltre quattrocento copie, Il ragazzo invisibile. L’ultima creazione firmata Gabriele Salvatores porta nelle sale italiane il primo supereroe nostrano. La pellicola, perennemente al confine tra realtà e fantasy, osa ed anche tanto presentandosi come un nuovo tentativo del regista, premio Oscar nel 1992 con Mediterraneo, di sperimentare generi lontani dalla nostra tradizione cinematografica.

Il cineasta napoletano cominciò la sua sperimentazione nel 1997 con Nirvana. Il film ebbe un buon successo commerciale in Italia dove, ben presto, divenne la pellicola di fantascienza con maggiori incassi tra quelle prodotte nello stivale. Non ebbe fortuna all’estero, nonostante la partecipazione di Christopher Lambert, dove risultò modesto a paragone dei grandi titoli americani. Salvatores, poi, continuò nel suo periodo sperimentale con pellicole come Denti o Amnèsia che vennero accolte in maniera piuttosto negativa.

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Il bisogno di Salvatores di tentare continuamente nuovi modi di fare cinema nasce, per sua stessa ammissione, da una sorta di sentimento di responsabilità causato dalla vittoria del premio Oscar al suo terzo film. Un riconoscimento importante che lo ha da sempre motivato nel cercare vie cinematografiche alternative, nuovi modi che potessero essere in grado di sorprendere lo spettatore. In quest’ottica vanno inquadrate anche lavori pùi recenti come Quo vadis, baby? o Italy in a day.

Protagonista de Il ragazzo invisibile è il tredicenne Michele. Il giovane è continuamente bistrattato dai bulli della scuola, non brilla negli studi e non ha successo nello sport. Il suo carattere timido ed introverso gli procurano non pochi problemi nella vita privata ma ciò che più gli preme è avere le attenzioni di Stella, una sua compagna di classe. Un giorno, però, Michele scopre, indossando un costume, di possedere il dono dell’invisibilità. Da quel momento la sua vita e quella del suo paese non saranno più le stesse.

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La pellicola mira principalmente a catalizzare l’attenzione dei ragazzi italiani, più facilmente in grado di immedesimarsi nei panni del giovane Michele piuttosto che dei classici supereroi d’oltreoceano, ma strizza l’occhio anche al mondo degli adulti. Il filone adolescenziale si lega più volte a quello del tanto in voga cinecomic, facendo del film un’opera unica nel panorama italiano. Un lavoro che, però, non riesce a soddisfare pienamente gli amanti del genere.

Il ragazzo invisibile mette in mostra tutti i limiti del nostro cinema nell’affrontare determinati generi. Gli effetti speciali, se rapportati alle produzioni che ormai siamo soliti trovare nelle sale, risultano essere usati col contagocce e piuttosto modesti a causa di un budget non all’altezza. Gli otto milioni stanziati sono una cifra importante ma, considerando la tematica fantasy, non sembrano in grado di permettere al film di restare al passo con i tempi e di gareggiare con i titoli più illustri.

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Non sembra soddisfacente neppure la recitazione dei giovani attori Ludovico Girardello e Noa Zatta, a cui si può imputare la colpa di essere ancora poco maturi per questo mondo. Chi invece può vantare una certa esperienza, e si nota, sono i due colossi del cinema italiano Fabrizio Bentivoglio e Valeria Golino che regalano ottime interpretazioni nei ruoli, rispettivamente, del commissario e della madre di Michele. Continua la lunga collaborazione tra il regista e l’attore milanese, qui alla loro sesta opera.

Il film, dedicato alla memoria dei genitori di Salvatores, denota tutto il coraggio del proprio autore di volersi spingere più in là dei soliti film “Made in Italy” ma il risultato finale non è dei più felici. Il ragazzo invisibile potrebbe essere, invece, un buon punto di inizio per cominciare a lavorare sul genere fantasy con maggior assiduità. In attesa del responso al botteghino, sarà costretto a battagliare con titoli di sicuro seguito, anche l’Italia può vantare un supereroe tutto suo.

Luca Cerbone