Jobs Act, un inglesismo che suscita opposte reazioni da parte di chi lo sostiene, convinto che riuscirà ad alleviare la ormai drammatica disoccupazione che affligge il nostro Paese e da parte di chi lo osteggia, sicuro del fatto che non farà crescere in alcun modo il tasso di occupazione ma che, al contrario, favorirà la precarizzazione del lavoro. Insomma un coacervo quasi inestricabile di atteggiamenti pro e contro del tutto normale quando si cerca di intervenire in un settore così delicato.

Il testo del provvedimento passa ora al Senato con l’apposizione delle fiducia, contrariamente a quanto è avvenuto alla Camera, dove è passato senza che il governo la ponesse, ma che ha visto il manifestarsi di una preoccupante spaccatura all’interno del Partito Democratico. Il voto finale al Senato, previsto per il pomeriggio di oggi, si annuncia ugualmente problematico dal punto di vista della tenuta del Pd. La senatrice Lucrezia Ricchiuti ha espresso il suo no alla fiducia in buona compagnia di altri senatori democratici della minoranza. Dal canto suo il ministro Poletti, per stemperare le tensioni, dichiara che il testo è stato notevolmente migliorato, riconoscendo così il lavoro di affinamento fatto dal Parlamento, un lavoro che il Governo ha apprezzato e di cui terrà sicuramente conto nei decreti delegati che seguiranno. Ci sono, sottolinea ancora il ministro, anche dei punti di condivisione da parte di tutte le forze politiche e che si riferiscono alla riforma degli ammortizzatori sociali e alla revisione e semplificazione delle norme e delle tipologie contrattuali e del contratto a tutele crescenti. Ma subito dopo sottolinea, forse anche per giustificare l’apposizione della fiducia, che il provvedimento è particolarmente importante per il Paese in preda ad una crisi pesantissima che ha determinato un crollo degli investimenti, dell’occupazione e dei consumi interni.

A spalleggiare il ministro anche un esponente della maggioranza Pd, la senatrice Pezzopane, che descrive il Jobs Act come una riuscita sintesi tra i diversi interessi in campo e non comprende le molte critiche al provvedimento emerse anche al Senato. Anche lei lancia l’appello all’unità di fronte ai drammatici numeri della disoccupazione, soprattutto giovanile, che ha raggiunto ormai la spaventosa percentuale del 42,9%.

Gli oppositori al provvedimento, precari, studenti medi e universitari, associazioni e sindacati di base, sfilano a Palazzo Madama e contestano le affermazioni degli esponenti della maggioranza. Al corteo svoltosi stamane si sono verificati degli scontri con le forze dell’ordine al grido di “basta precarietà” e “reddito per tutti” e non sono mancati i riferimenti all’ultima indagine della magistratura sugli intrecci tra mafia, politica e affari nella capitale.

Ma veniamo alle novità scaturite dalla discussione parlamentare e che vengono presentate al Senato: il licenziamento economico illegittimo comporterà un indennizzo crescente in relazione con l’anzianità di servizio, mentre il reintegro resta per i licenziamenti nulli e discriminatori, nonché per il licenziamento disciplinare discriminatorio. Le collaborazioni a progetto verranno progressivamente superate a l’Aspi sarà estesa anche ai co.co.co. Si sta lavorando anche al primo decreto legislativo, ma qui siamo nel campo delle ipotesi per cui solo il tempo saprà dirci cosa ci aspetta.

 

Francesco Romeo