La Mas (Marker Assisted Selection), ovvero la selezione assistita da marcatori, è un utile strumento per il miglioramento genetico delle piante, usata per la selezione convenzionale delle piante e in grado di produrre nuove varietà di colture non-Ogm.
Questa tecnologia è già utilizzata da agricoltori di tutto il mondo per riuscire a contrastare diverse problematiche: dalla resistenza alle malattie all’adattamento ai cambiamenti climatici.

A dimostrarlo è “Smart Breeding: la nuova generazione di piante”, articolo pubblicato da Greenpeace International, che mette in contrapposizione la Mas con gli OGM, a cui l’Associazione è sempre stata fortemente contraria.
“La Mas è una biotecnologia innovativa che indubbiamente guarda al futuro, ma che già ora sta avendo un impatto positivo sulle vite degli agricoltori, aiutandoli a gestire le avversità” – dichiara Janet Cotter della Science Unit di Greenpeace International – “Questo è il tipo di tecnologia che può colmare il divario tra il sapere degli agricoltori e l’approccio scientifico, al fine di ottenere il meglio da entrambe le prospettive”.

Rispetto alla Mas, l’ingegneria genetica, afferma Greenpeace, è quasi grossolana, di vecchio stampo, in quanto pur provenendo dall’industria biotech, non ha mantenuto le grandi promesse fatte. Un esempio sta proprio nel cosiddetto ‘Golden Rice‘, che dopo oltre venti anni di ricerca, è un progetto ancora fermo allo stadio sperimentale a causa delle scarse performance agronomiche.
Ma cos’è esattamente questa Mas, e in cosa consiste?
Nella genetica tradizionale si è visto che nel mondo vegetale caratteristiche nuove come l’aumento del contenuto di zuccheri nella frutta o la grandezza, vengono selezionati a partire dagli incroci di una vasta gamma di esemplari. Per caratteristiche come la resistenza ad una malattia o alla siccità però è più complesso selezionarne i campioni.

Con la Mas questo problema non sussiste in quanto si utilizzano marcatori del DNA correlati al tratto desiderato (in questo caso quello resistente alle malattie).
In una vasta gamma di progenie basta quindi cercare, con un semplice test del DNA, il marcatore, che sarà presente soltanto nei campioni che avranno ereditato quel tratto specifico di materiale genetico.
Non vi è quindi alterazione genica, manipolazione del DNA o contaminazione delle colture non-OGM, tutti fattori che invece sono tipici della tecnologia OGM, e che, secondo Greenpeace, arrecano molti danni all’ambiente.
Christian Nardelli