POMIGLIANO D’ARCO – In questi giorni i giovani studenti italiani stanno protestando occupando i propri edifici scolastici, non da meno sono gli studenti di Pomigliano D’Arco, nello specifico i ragazzi dell’ITIS Barsanti. Nella notte di giovedì 27 dicembre una decina di ragazzi si è riunita ed è riuscita ad entrare all’interno del plesso scolastico. Sorge il sole ed iniziano ad arrivare, molto prima dell’inizio dell’orario di lezione, gli altri studenti, circa 300 persone, l’Itis è ufficialmente occupato. Viene affisso all’esterno, ben visibile a tutti, come manifesto del loro atto uno striscione con la scritta “Della nostra scuola ce ne occupiamo noi” . Ignari e pronti a svolgere il proprio lavoro arrivano il personale ata, i professori ed il preside Mario Rosario Ponsiglione. Quest’ultimi, come in ogni occupazione che si rispetti elencano le conseguenze che questo gesto “vandalico” farà ricadere sugli studenti. Ma il Barsanti determinato e convinto di ciò per cui si stava battendo continua la sua protesta, resistendo tutto il giorno e la notte di venerdì. Sabato mattina però, un amaro risveglio: pronta a proteggere il caro vecchio diritto allo studio da ogni forma di sopruso arriva la Digos, che sgombera l’edificio dai ragazzi accusandoli di ostruzione a pubblico servizio e segnando i nomi dei presenti minacciandoli di denuncia. La scuola si svuota, ancora una volta le autorità banalizzano ogni strumento che i giovani usano per far sentire la propria voce. Ma i giovani uomini del Barsanti non possono arrendersi, c’è troppo in gioco, hanno troppe cose da urlare. Fra le tante il disaccordo con la riforma della Buona Scuola di Renzi intenzionata a distruggere l’istituzione scuola (in poche parole la riproposta velata del DDL Aprea e i favoritismi alle scuole private), la Job Act per cui gli operai d’Italia è da giorni che scendono in piazza ed i giovani sono intenzionati ad  appoggiarli in quanto futuri lavoratori, l’essere “Terra dei Fuochi” che ormai è diventata l’ennesima etichetta diffamante per la loro terra e di cui nessuno si preoccupa. Perché i giovani d’Italia, ma soprattutto della provincia di Napoli, oggi nel 2014 non hanno la speranza di ricevere una buona istruzione, di poter aver un lavoro in futuro che gli offra una vita dignitosa, ma soprattutto la sicurezza di avere la salute. Quindi lunedì primo dicembre gli studenti del Barsanti, armati di indomito coraggio, si sono presentati nella loro scuola, senza seguire le lezioni, ma mettendo in atto uno sciopero bianco; alla fine dell’orario scolastico si sono riuniti, in separata sede,  in un’assemblea straordinaria ed hanno deciso il da farsi, decidendo all’unanimità di dover continuare la protesta; in massa si presentano ai cancelli della struttura, ormai schiusi li aggirano rientrando in possesso di quello che è l’edificio degli studenti e non delle autorità. In men che non si dica compaiono volanti di carabinieri, polizia e vigilanza che dopo vari accertamenti vanno via, senza troppi turbamenti. Il Barsanti è di nuovo dei ragazzi e a testimonianza lo striscione che questa volta recita “Più forti di chi ci vuole morti” ; con il massimo del rispetto i ragazzi permettono agli operatori della segreteria di accedervi tutti i giorni per il regolare svolgimento delle pratiche burocratiche scolastiche, addirittura allestiscono un paio di aule per chi volesse continuare a frequentare le lezioni, poiché malgrado la maggioranza abbia votato di occupare non vuole imporsi sui propri compagni, ma com’è facile da immaginare quelle aule sono perennemente vuote. Dopo qualche giorno di quiete, stamattina è di nuovo intervenuta la Digos che per la seconda volta ha strozzato le voci dei giovani manifestanti, sgomberando l’edificio e minacciando nuovamente di denuncia.

L’Itis Barsanti e la sua determinazione sono stati d’esempio per i giovani studenti della cittadina di Pomigliano D’arco, ormai intimoriti dalle sempre più frequenti ripercussioni che potrebbero avere da un atto tanto spontaneo come il voler far sentire la propria voce. Come già detto per gli studenti di questi tempi avere una speranza per il futuro è utopia e chi gli tappa le ali ora invece di educarli gli insegna che i potenti hanno sempre mezzi di sopraffazione, che ribellarsi se le cose non vanno bene non va fatto, che la loro unica aspirazione è diventare i frustati disoccupati di domani. Di recente perfino Davide Faraone, sottosegretario all’istruzione, ha dichiarato che “Scuola è didattica, scuola è studio. Ma non può essere solo studenti seduti e cattedra difronte.” Il sottosegretario incita i giovani a creare autogestioni o ad occupare con lo scopo di far sentire le proprie opinioni, di vivere esperienze tanto formative sia dal punto di vista civile che sociale, di praticare forme di protesta civili e non violente, di capire quali sono i diritti che spettano ad ognuno di noi e di lottare per essi. Perché in gioco c’è il loro futuro e i ragazzi di Pomigliano, come tutti i ragazzi italiani, non possono rimanere in silenzio. Non siate passivi, si può lottare senza tutte le ripercussioni usate per intimorirvi; informatevi, difendete ciò che vi spetta.

Simona Pisano