MILANO – Alla vigilia dell’ultima conferenza stampa dell’anno di Mario Draghi, l’euro torna ad indebolirsi, ma risultati positivi si hanno dall’Italia. In ambito internazionale, in base al PMI, positivo il dato cinese, mentre negativi i dati francesi e dell’eurozona in generale.

Non vi sono grossi movimenti nelle altre Borse Europee (lieve crescita per Francoforte dello 0,2%, mentre arretrano Parigi  dello 0,1% e Londra dello 0,3%); Piazza Affari, in base all’indice FTSE MIB, aggiunge lo 0,6%: Saipem S.p.a prova a rialzarsi dopo aver perso quasi l’11% dopo l’annuncio di Putin di voler interrompere la costruzione del gasdotto South Stream. Positivi anche i segnali provenienti da FCA (Fiat Chrysler Automobiles), con vendite in rialzo negli Usa.

Per quanto riguarda il rapporto tra le valute, il dollaro, grazie al divampante ottimismo nei confronti dell’andamento dell’economia statunitense, vola sullo yen, mentre la nostra moneta si fissa ad un cambio con lo stesso yen a 147,60; il rapporto dell’euro con il dollaro, invece, si muove verso i 1,232 dollari.Record negativo anche per il rublo sul dollaro.

Lo spread Btp-Bund risulta essere in calo: il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta a 126 punti, ai minimi dall’aprile 2011. Cala ancora il rendimento del Btp decennale, che passa all’1,99%, stabilendo nuovi minimi storici.

La politica BCE, nel frattempo, comincia a mostrare i propri frutti: secondo gli analisti di Credit Suisse, per esempio, il programma di acquisto di ABS (che prevede prestiti cartolarizzati delle imprese) comporterà un boom del 50% delle emissioni di debito durante il prossimo anno, stabilendosi sui 115 miliardi di euro. Se si considera che il mercato si era stabilizzato su 1 miliardo nel 2008 a causa della crisi e delle cartolarizzazioni fuori controllo, nonostante fosse superiore ai 500 miliardi nel 2006, si nota come questo sarebbe un passo significativo, una piccola vittoria contro la crisi.

L’Euro Stoxx 600, paniere di azioni dell’Europa, con il rimbalzo del comparto energetico si è riportato vicino ai massimi di giugno: da ottobre, quando si sono raggiunti i minimi storici, l’indice ha recuperato circa dodici punti percentuali in scia all’accelerata di Draghi sull’acquisto di titoli di Stato nell’ambito di unquantitative easing.

Per quanto riguarda due importanti beni, il petrolio e l’oro, il primo tocca quota 67,777 dollari per il barile WTI (West Texas Intermediate, quotato nel New York Mercantile Exchange) e 71,20 dollari per il BRENT ( scambiato al London International Petroleum Exchange), mentre il secondo (l’oro) recupera lo 0,2% nelle contrattazioni in Asia a 1.200 dollari. Le basse quotazioni del greggio, figlie della scelta dell’Opec di non tagliare la produzione nonostante il calo della domanda e il boom dell’apporto degli Usa alle scorte globali grazie allo shail, danno aiuto la ripresa economica, soprattutto laddove ce n’è maggiormente bisogno: in Spagna, ad esempio, la crescita potrebbe guadagnare un punto percentuale con il petrolio in un range di 80-90 dollari al barile, secondo le stime del governo riportate sul sito “la Repubblica”. In Italia, si potrebbe sfruttare un’ulteriore spinta di 0,3% con un calo sostenuto di 10 dollari al barile.

Per quanto concerne i dati stabiliti con PMI (Purchasing Managers’ Index, ossia un indice utile per determinare lo stato di “salute” dell’economia di un paese, con un valore che va da 0 a 100), i risultati sono i seguenti:

  • In Europa, i dati di Francia e Germania sono negativi e, oltre ad indebolire l’euro, mettono nuova pressione sulla BCE: l’attività economica tedesca a novembre scende a 51,2 (attesa una conferma del 52,1 di ottobre), mentre quella francese scende a 47,9. L’indice Pmi composito per l’Italia è stato confermato a novembre a 51,2 punti.
  • n Cina, l’indice Pmi servizi calcolato da Hsbc si è attestato a 53 punti a novembre, in aumento dello 0,1 su ottobre.
  • Recupera anche l’indicatore del Giappone, dove torna sopra la soglia dei 50 punti (la quale separa la contrazione dall’espansione economica), attestandosi a 50,6 punti dai 48,7 punti della passata rilevazione.
  • Dagli Stati Uniti, intanto, continuano ad arrivare segnali di forza: ieri Wall Street, spinta dall’andamento positivo del comparto auto, ha aggiornato di nuovo i picchi del 2014.

Morena Grasso