Ancora una volta il Presidente del Consiglio Matteo Renzi decide di mostrare le proprie carte ai propri detrattori rimescolando, così, l’intero tavolo delle trattative, un modus operandi che in passato gli ha procurato non pochi successi, ma che ripresentato oggi trasuda più che un segno di forza dissimulata un tentativo ultimo di distensione e quindi una dimostrazione di cronico affanno politico.

Il proprio asso Renzi lo rivela ad Algeri dove è in visita ufficiale, lì il Presidente del Consiglio rivela la possibilità sua e quindi dell’esecutivo di poter render fruibile con una clausola l’italicum rivisitato, 2.0 come egli stesso ha precisato, nel 2016. Una pietanza succulenta offerta a Forza Italia e alla minoranza PD, ma che dagli stessi interessati sembra vista con circospezione e sospetto. Nello specifico chiarificatrici sono le parole del bersaniano Alfredo D’Attorre, che in merito a tale offerta afferma “un’idea balzana. L’Italicum può essere applicato solo dopo l’approvazione della riforma costituzionale, non per accontentare i parlamentari che sperano di tenersi il seggio, ma per una ragione sistemica: il meccanismo del ballottaggio puo’ funzionare solo con un sistema monocamerale dal punto di vista del rapporto di fiducia tra governo e parlamento, altrimenti rischia di produrre due maggioranze diverse tra Camera e Senato”.

Se la proposta non sembra aver sortito l’effetto esca sperato, Renzi può spingere ancora in tal senso per pubblicizzare il proprio operato anche agli occhi degli elettori, difatti una legge elettorale non immediatamente effettiva permetterebbe ai partiti in affanno come Forza Italia di prendere una boccata di ossigeno e nel contempo presentarsi agli occhi degli elettori come un soggetto politico credibile non interessato a cambiare la maggioranza di governo esistente per proprio tornaconto personale e così garantendo una più durevole stabilità dell’esecutivo: merce rara in questa unità politica e in ultima analisi una maggiore stabilità dell’intero assetto, non solo politico, del Paese.

Al di là delle analisi elettorali del caso un elemento dirimente per la mossa di Renzi è stata sicuramente la contemporaneità di fatti importanti come la possibile elezione di un nuovo Presidente del della Repubblica e la promulgazione della riforma costituzionale. Due eventi che seppur volutamente fatti scindere dal primo, come lo stesso Renzi dice ” Non esiste la possibilità di un collegamento tra la riforma elettorale e quella costituzionale, come se questa fosse una forma di clausola per condizionare l’entrata in vigore della legge elettorale: sarebbe un atto contro la Costituzione” sono il motivo primo di tale apertura politica; difatti posticipando l’utilizzabilità  dell’italicum si permetterebbe in linea teorica una migliore situazione per l’elezione del nuovo Capo dello Stato senza strascichi di nomi e votazioni per mesi, come è avvenuto per la consulta,così facendo non determinare un clima da elezioni anticipate dove ad avere la peggio sarebbe lo stesso Renzi con l’impossibilità di scogliere le camere con un Quirinale vacante.

Dario Salvatore