Questa nuova nostra ricerca ci porterà a parlare di una comunità, di una città che nel VI a.C. poteva vantare l’epiteto di Impero per i suoi possedimenti ed essere conosciuta per la sua enorme ricchezza, fonte nel contempo di  invidia e ammirazione; il suo nome era sempre sulla bocca dei mercanti dell’epoca che affluivano da ogni dove per fare mirabili affari, la sua gloria tramontò così come nacque, in un fuoco rapido ma intenso; la città in questione è Sibari.

Sibari fu la prima delle cosiddette colonie achee nell’Italia meridionale,  il nome acheo deriva non da una ascendenza omSIBARIlapoliserica, ma dal fatto che  i coloni fondatori, gli apoikoi, provenivano da comunità e villaggi sparsi della regione settentrionale del Peloponneso chiamata appunto Acaia; la data di fondazione è rinvenibile intorno al 709 a.C. L’ubicazione, sull’odierna costa ionica della Calabria e nello specifico tra la foce del fiume Crati e del fiume Sibari fornirà alla città  una eccezionale posizione strategico-commerciale impiantata su una realtà agricola già molto produttiva di per se stessa e incrementata  dalle montagne nell’entroterra molto ricche di vene di argento.

Tanta ricchezza e opulenza fece di Sibari la capitale nel mondo greco del tryphé, ovvero del lusso smodato e dell’hybris, ovvero della superbia, un luogo, in cui si narrava la pratica di usi e di  costumi dei più scellerati e sacrileghi che un uomo greco potesse mettere in atto, una vera e propria Sodoma ellenica, ma dietro tanto clamore c’è molta ideologia e soprattutto esercizio retorico da parte di chi assistette alla fine disastrosa della città.

Come ci racconta una delle fonti prime per il mondo Magno Greco, il geografo Strabone, il potere di Sibari andava ben più di qualche talento posseduto “Questa città raggiunse anticamente tanta fortuna che esercitò il suo potere su quattro popoli vicini ed ebbe a sé soggette venticinque città e con trecentomila uomini che scesero in campo contro i Crotoniani e abitando presso il Crati riempivano completamente un circuito di cinquanta stadi”

Analizzando nello specifico tale testimonianza si noterà l’incredibile dato per l’epoca di 25 città sottomesse e 4 popoli ai propri ordini, ora andando a filtrare le informazioni da noi possedute con i rilevamenti archeologici e le fonti terze arriviamo  alla conclusione che Sibari non abbia  esercitato un effettivo dominio su 25  poleis , primo perché tale dato andrebbe a delineare una forma di governo del tutto particolare per l’epoca, dove appunto la polis e la su autonomia era il caposaldo di ogni singola comunità, secondo perché anche se fosse, non abbiamo testimonianza di così tanti insediamenti greci nella realtà magno greca.

Sibari imperoAllora come interpretare tale dato? semplicemente affermando che di questo impero ne facevano parte principalmente comunità native assoggettate o comunità più generalmente ellenizzate, ciò si legherebbe con l’altro dato dei 4 popoli, di cui non abbiamo specifica menzione, ma sicuramente tra questi figuravano gli Enotri. Al di là del chi è importante capire il come, il come una piccola comunità seppur florida abbia potuto creare un impero regionale di tali proporzioni, paragonabile all’epoca soltanto alla lega peloponnesiaca di Sparta e avere una così alta pubblicità nel mondo antico.

Una stele bronzea esposta ad Olimpia difatti ci dimostra non solo la notorietà acquisita, ma anche la natura del suo impero

Si accordarono i Sibariti e gli alleati con i Serdaioi per un’amicizia fidata e senza inganno: garanti Zeus e Apollo e gli altri dei e la polis Poseidonia”images

Una natura quindi confederata del dominio, che vede Sibari a capo di una serie di alleanze funzionali in cui però il peso contrattuale fu sempre nelle mani della polis greca, a tal proposito il segno di dominio effettivo è nella presenza constante di monete recanti l’effige della città, il toro appunto, in un territorio molto più vasto della sua chora, tracciando così un vero e proprio perimetro di iurisdictio. Nell’aumentare il proprio esercizio di sovranità sul suo territorio, Sibari non fu esule dal creare all’occorrenza delle proprie sub-colonie, tra cui figurano Poseidonia l’odierna Paestum, Lao e Scidro che esercitavano una funzione di vera e propria luogotenenza; nel caso di Poseidonia, la sub-colonia meglio riuscita, abbiamo una storia di fondazione molto particolare, dove si narra che i sibariti a pochi anni dalla fondazione della loro polis espulsero la componente trezene, ovvero dorica, dalla città, che, rifugiandosi nella valle del Sele, fondò Poseidonia, ma nonostante tale inizio nefasto, le relazioni con Sibari furono sempre eccellenti tanto da far si che all’atto di distruzione della città molti esuli si rifugiarono proprio da coloro che avevano cacciato.

Sibari espresse il proprio controllo e influenza anche sulle altre due comunità achee della Magna Grecia, ovvero Metaponto e Crotone, difatti è molto probabile che si deve proprio a Sibari la costituzione di una lega achea che rase al suolo l’enclave ionica di Siri, polis situata all’epoca appunto tra il territorio di Metaponto e quello di Sibari. Solo una città dal peso e dall’autorità di Sibari avrebbe potuto radunare sotto i propri vessilli i metapontini e sopratutto i crotoniati che dal conflitto non guadagnavano nulla di effettivo a loro vantaggio data la distanza territoriale.

Ma allora con tanto potere ed influenza come è stata possibile la distruzione di questo impero? e chi h avuto la forza di spezzarlo?

download (1)Nel 530 a.C un uomo approdò sulle coste italiane andando poi a risiedere a Crotone e il suo nome allora come oggi suscitava una certa fama, tale personaggio fu Pitagora. Fuggito dalla propria terra natia, l’isola di Samo a causa del tiranno Policrate, Pitagora portò con sé il bagaglio più importante che avesse, la propria filosofia che fu una vera linfa vitale per i crotoniati esausti e demoralizzati dalla guerra persa contro Locri, certo qui bisognerà sottolineare che gli eventi precedenti l’arrivo di Pitagora e quelli successivi sono stati rivisitati dagli stessi pitagorici per caricare di significato la venuta del maestro a mo’ di messia redentore dei crotoniati e della loro poi vittoria su Sibari, dimostrazione di superiorità morale e austerità sui malcostumi della polis sorella, sottolineati e caricati a loro volta ad hoc per dimostrare l’avvenuta ascensione della comunità acheahqdefault.

Sta di fatto che fu Pitagora a segnare l’inizio della guerra tra le due comunità sorelle, nello specifico ci viene tramandato di come a Crotone avessero trovato rifugio diversi esuli politici del tiranno sibarita Teli e che di fronte alla sua richiesta di riconsegnarli, Pitagora abbia spinto la propria comunità a respingere le richieste in forza del rispetto del diritto di ospitalità e così fu guerra.

La guerra segna la fine del mito di Sibari e della sua gloriosa storia, sconfitta nella battaglia campale sul fiume Traente, essa fu poi assediata per 70 giorni ed espugnata nel 511/510; dopo la presa della città i crotoniati decisero di deviare il corso del fiume Crati inondando ciò che restava della lussuria e della superbia di quella città così che non ci fosse più memoria di quel luogo.

Negli anni a seguire gli esuli della città tentarono a più riprese, senza successo però, di dar di nuovo vita alla loro polis, la II° Sibari prese vita intorno al 476, ma di li a poco fu distrutta dal ritorno dei crotoniati, la III° Sibari viene distrutta nel 448, nel 446 grazie all’intercessione di Pericle venne fondata una IV° Sibari con un apporto di coloni da tutta la Grecia e tra questi spiccarono anche esponenti illustri come Erodoto, ma fu proprio tale eterogeneità che comportò di li a poco una frattura insanabile tra gli antichi sibariti e i nuovi venuti che in forze li espulsero dalla città e così, di nuovo esuli, i sibariti, ombra del potere e della forza che rappresentavano un secolo prima fondarono Sibari sul Traente, un piccolo centro, nulla paragonato all’impero dei propri avi, che vedrà la sua capitolazione definitiva ad opera dei Bretti nel IV a.C.

Oggi la storia di questa città può essere rivissuta attraverso le visite al sito archeologico, camminando per le strade si può ancora sentire nell’aria la superbia e la potenza di quell’impero, ma tale sensazione è molto fugace dato lo stato pessimo dei rinvenimenti condizionati da una precaria gestione e da una cronica difficoltà a salvaguardare tale scrigno storico.  Gli archeologi oggi sono unanimi nel dire che la Sibari scoperta e venuta alla luce non è che l’1% di quella effettiva, che probabilmente si estende per una superficie di 500 ettari, tale da considerare il sito in questione uno dei più grandi d’Europa.
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  Lo scempio più grande è sapere come in passato i fondi europei necessari al consolidamento degli argini del fiume Crati e della messa in sicurezza del sito, siano stati usati per ben altro o non utilizzati affatto come la trasmissione presadiretta mostrò nella puntata sui fondi europei. Tale stato di degrado ha portato nel 2013 all’inevitabile esondazione del fiume Crati, che ha colpito e sepolto, sarcasticamente verrebbe da pensare, la città di nuovo a distanza due millenni e questo fu  lo scenario lunare che si impose quei giorni:

AD un anno di distanza da quegli eventi possiamo dire che nulla è cambiato è che l’indifferenza e lo scempio la fanno da padrona:

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Queste immagine fanno male agli occhi agli di chi sa cosa sta osservando, una memoria defraudata che meriterebbe stuoli rossi ogni dove e non draghe per l’occorrenza, distruggendo il nostro passato distruggiamo anche il nostro futuro e ciò non vuol essere una frase fatta, ma la considerazione che la Calabria, una regione dimenticata dai molti che abitano al di sopra del Sele, ha molto da offrire anche in termini economici, ma ormai forse ci siamo troppo atrofizzati a vedere punti di PIL,  i capannoni industriali, e il rapporto tra investimenti e detrazioni come uniche fonti di crescita, perdendo così tante altre possibilità complementari ad esse e perdendo nel contempo la nostra storia!.

Dario Salvatore