Da oramai troppo tempo sono denunciati i “crimini di guerra” del regime dittatoriale Siriano di cui Bashar Al-Assad dal 2000 è il leader assoluto. Ad accusarlo, tempo fa, fu Navi Pillay, ex giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e ora alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite. La sudafricana raccomandò il differimento del Presidente Siriano e oggi, a reclamare a  gran voce le sue dimissioni, è anche il governo statunitense. I numeri sono tanti, le cifre sono catastrofiche. 200.000 in 4 anni. Si parla di vite umane, perlopiù civili. Per l’esattezza 202.354 persone da marzo 2011, di cui 130.000 belligeranti, facenti parte dei due schieramenti in guerra, e 3011 ancora senza un nome. Solo alcune delle cifre sconvolgenti presenti nel rapporto stilato dall’osservatorio per i diritti umani in Siria (Ondus). “I combattenti anti regime sarebbero 37.324 ribelli siriani e 22.624 jihaidisti non siriani. Dalla parte del regime, ci sarebbero 44.237 soldati, 28.974 miliziani delle forze di difesa nazionale, 624 membri di Hezbollah sciiti libanesi e 2.388 sciiti venuti da altri paesi”: a confermarlo è il direttore dell’Organizzazione Rami Abdel Rahmane. Il dato che ancor più sconvolgente è che 63.074 sarebbero civili, di cui 10.377 i bambini. Secondo il direttore, il numero dei deceduti sarebbe ancora più elevato, ma è impossibile contabilizzare con certezza le vittime poiché non sempre si riesce a lavorare su territori controllati dai gruppi terroristici, e i numeri che giungono arrivano grazie alla segnalazione di medici, ricercatori e volontari sul territorio. Per concludere, a questi numeri, si dovrebbero aggiungere le 200.000 persone detenute, le 20.000 “disperse” e le altre milioni di persone prese in ostaggio dalle organizzazioni terroristiche. Più volte, visti i numeri, l’Ondus ha denunciato i crimini contro l’umanità condotti dal regime di Al-Assad in Siria.

Per tanti che muiono molti riescono a scappare nelle vicine città, chiedendo di scampare al massacro. Dalla crisi umanitaria  in Siria, il numero di richiedenti asilo nei Paesi Ocse è aumentato del 20%. Solo in Italia si è assistiti ad un aumento del 48%. Cifre riportate nel report Ocse immigrazione 2014. Più di 3 milioni e 200 Siriani, invece, hanno trovato rifugio nei paesi vicini: 1,1 milioni in Libano, 1,9 milioni in Turchia, 618.000 in Giordania, 225.000 in Iraq e 137.000 in Egitto. Il campo di Zatari in Giordania accoglie ad oggi 81.000 esiliati Siriani. Da luglio 2013 considerata, con le sue 11 nascite giornaliere, la quinta città più importante del territorio per numero di popolazione. Oltre ai rifugiati ci sono 3.000 negozi e 11 scuole regolarmente frequentate da 18.000 – 22.000 ragazzi. Il 90% degli abitanti ha anche accesso alle risorse elettroniche in modo da poter comunicare con l’esterno, sopratutto per i giovanissimi, minori di 18 anni, ben il 57% dei rifugiati. “Zaatari è un campo unico per molte ragioni” afferma Nasreddine Touaibia, operatrice delle Nazioni Unite. Zatari in realtà ha una particolarità, è il primo campo di rifugiati a possedere, da ottobre 2013, un account Twitter. La giovane difatti, carica regolarmente foto di vita quotidiana poiché, dice, “E’ l’unico modo per far comprendere a chi naviga in che condizione si vive qui”; ricorda però che “Il campo è la punta dell’iceberg. Dobbiamo ricordare alla gente la tragedia che si consuma attualmente in Siria” – continua – “perché c’è chi pensa che la situazione si calmerà e ridiventerà normale. Si sbagliano, il conflitto è ancora lì e i rifugiati ancora in esilio”.

La tragica notizia, però, è arrivata anche per questo angolo di “paradiso” nel deserto. L’ONU, il primo dicembre 2014, ha annunciato la sospensione dell’aiuto per 1 milione e 700 rifugiati siriani, dovuto alla mancanza di fondi. Sempre per la mancanza di fondi, l’Onu, a gennaio, sospenderà anche il programma d’aiuto alimentare. Dal 2011, inizio della crisi Siriana, il Pam (Programma Alimentare Mondiale) ha assicurato aiuto a migliaia di sfollati, ed ora deve combattere con la mancanza di finanziamenti, ben 64 milioni di dollari. “La sospensione è catastrofica poiché mette in pericolo la sicurezza e la salute dei rifugiati. Potrebbe creare nuove tensioni nei paesi d’accoglienza” esclama la direttice del Pam Ertharin Cousin. Si prospetta, dunque, un inverno rigido nei campi, sotto svariati aspetti, sopratutto per il clima. Nel campo di Zaatari, la temperatura notturna oscilla tra i 9 e i 5 gradi.  Ron Redman, portavoce dell’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati annuncia: “Stiamo facendo il possibile per mantenerli al caldo e al secco, per quel che si può. Ma anche se una persona è al caldo e al secco, se non ha da mangiare è in gran difficoltà”. Sono alcune cifre della guerra che da quasi 4 anni sta mettendo in ginocchio la Siria. Sopratutto sta mettendo in ginocchio famiglie, bambini, che si ritrovano senza più niente. Senza la loro terra, senza casa, e senza cibo.

Se le Nazioni Unite non interveranno, noi continueremo a scrivere cifre dalla Siria. Bollettini di guerra. Numeri. Dimenticandoci, tra le lettere, che si tratta di persone, civili. Esseri umani come noi.

Giuseppe Ianniello