Torna l’allarme nucleare in Europa, ancora una volta dall’Ucraina. Stamattina è stato annunciato dal governo ucraino un incidente verificatosi venerdì scorso nella centrale nucleare di Zaporizhye, situata nel sud-est del Paese in una zona sotto il controllo governativo situata tra la Crimea e la Repubblica autoproclamata filorussa di Donetsk.
L’annuncio è arrivato in una conferenza stampa convocata dal ministro dell’Energia, Volodymyr Demchyshyn, provocando subito un’ondata di apprensione dato che quella di Zaporizhye è la centrale nucleare più grande in Europa e la quinta più grande al mondo.
Tuttavia l’incidente è stato minimizzato dal ministro stesso, che ha spiegato l’incidente come “un problema al sistema di erogazione dell’energia del blocco numero 3, e non associato in alcun modo col reattore“. Il ministro ha aggiunto anche che i tecnici sono già al lavoro e sarà tutto risolto “entro venerdì“, specificando anche che i livelli di radioattività intorno alla centrale sono “immutati“. Un invito a non preoccuparsi arriva anche dall’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che ha annunciato di non aver rilevato della radioattività fuori dalla norma in Ucraina.
L’Ucraina è uno dei Paesi al mondo più dipendenti dall’energia nucleare, con ben il 44% della produzione affidata all’atomo, e l’incidente cade in una situazione decisamente delicata per il paese dato che si registra da mesi ormai una scarsità nell’approvvigionamento di energia causato dalle tensioni geopolitiche e dalla guerra civile nell’Est che l’incidente, se non risolto in tempo, rischia di aggravare. Tuttavia la preoccupazione è stata motivata anche dal tragico precedente ucraino di Chernobyl nel 1986, quando la zona faceva ancora parte dell’Unione Sovietica, il quale a tutt’oggi è considerato il più grave incidente nucleare della storia insieme a quello di Fukushima, in Giappone, nel 2011, in cui hanno perso la vita centinaia di migliaia di persone, la maggioranza decedute negli anni successivi a causa degli effetti della radioattività, e che ha reso inaccessibili le zone del Paese localizzate nei dintorni della centrale in Ucraina e Bielorussia.

Giacomo Sannino