Il Jobs Act è legge: dopo i 316 voti favorevoli della Camera, il Governo incassa anche il sì del Senato con 166 consensi.

Lo storico risultato è stato accolto con euforia ed orgoglio dal premier Renzi, consapevole dell’incredibile svolta impressa nel Paese con i cambiamenti introdotti dalla nuova legge, che ha conquistato consensi passo dopo passo anche tra i parlamentari contrari. Sì, perché contrariamente alle premesse iniziali costellate da minacce di spaccature insanabili, la maggioranza renziana non ha incontrato nelle aule di Camera e Senato ostruzioni insormontabili. Al di là della dichiarata divisione interna, causata da una minoranza del Partito Democratico, è apparsa evidente l’instabilità proprio di questa minoranza, che si è tradotta in numeri facilmente superabili dalla maggioranza, con soli due voti contrari e pochi altri astenuti. Segno, questo, della vita facile di cui godono Renzi e compagni nelle dinamiche interne del partito. Tuttavia le spaccature non sono state solo un problema del PD, ma anche dei partiti che non sostengono il premier, dato che nelle votazioni finali molti grillini hanno votato a favore, nonostante le dichiarate opposizioni iniziali, e l’unico partito a restare unito contro la riforma si è dimostrato SEL, la cui contrarietà è stata testimoniata da cartelli ostili esposti in aula. La maggioranza c’è ed è cresciuta, ma i partiti ed i parlamentari che vi hanno aderito si dichiarano pronti a battagliare sui decreti delegati, ai quali è affidato il compito di definire in termini esecutivi una legge della quale adesso si conosce solo l’ossatura.

Cosa cambia con il nuovo Jobs Act?

  • Co.co.co. e tutele crescenti: sicuramente la novità più importante riguarda il mondo del lavoro giovanile: l’introduzione del nuovo contratto a tutele crescenti per i neoassunti significa superamento delle vecchie collaborazioni coordinate e continuative. Il nuovo contratto sarà di fatto a tempo indeterminato, ma nelle aziende con più di 15 dipendenti non avrà più le tutele previste dall’articolo 18, che resta definitivamente travolto dalla nuova legge
  • Licenziamento, reintegro ed indennizzo: escluso il reintegro per i licenziamenti economici, resta possibile solo per quelli illegittimi perché nulli o discriminatori, e per alcuni di quelli per causa disciplinare. I licenziamenti per esigenze aziendali, infatti, avranno diritto solo ad un indennizzo crescente al variare dell’anzianità, peraltro probabilmente defiscalizzato
  • Tipologie contrattuali: il nuovo contratto a tutele crescenti dovrà seguire la normale procedura di assunzione, ma saranno riordinate le altre tipologie contrattuali considerate precarie e si auspica, a tal fine, il varo di un testo organico che le disciplini
  • Demansionamento: la nuova legge dovrebbe introdurre la possibilità di variare al ribasso le mansioni del dipendente, anche se pare che la retribuzione debba risultare inalterata. Si attendono, invece, i dettagli della modifica della normativa che dovrebbe consentire un controllo a distanza, indiretto, dei lavoratori
  • Cassa integrazione: si mirerà ad un sistema di garanzie uniformi dei lavoratori, seppure legati alla storia lavorativa dei singoli. Saranno rivisti i limiti temporali del sussidio e ridotte le aliquote di contribuzione. Infine, non sarà possibile accedere alla Cassa integrazione in caso di cessazione definitiva dell’attività aziendale
  • Nuova assicurazione sociale per l’impiego: arriva un nuovo sussidio di disoccupazione per chi perde il lavoro: la durata del trattamento sarà rapportata alla storia contributiva del singolo e incrementata per le carriere contributive più importanti. L’ASpI, invece, verrà esteso ai collaboratori per la restante durata dei Co.co.co. E per i soggetti più disagiati, dopo l’ASpI, sarà prevista un’altra forma di prestazione
  • Agenzia nazionale per l’impiego: l’agenzia avrà il compito di coordinare i servizi responsabili delle varie attività di formazione del personale e della creazione di nuovi posti di lavoro
  • Maternità: l’indennità di maternità diverrà universale e le lavoratrici parasubordinate avranno diritto ad assistenza anche con il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Saranno prese, inoltre, misure volte ad arginare la pratica delle “dimissioni in bianco”
  • Certezze giudiziarie e giuridiche: saranno introdotte misure idonee a garantire la certezza giudiziaria del licenziamento. Infine, viene meno il periodo di “vacatio legis” relativo al periodo precedente all’entrata in vigore di un provvedimento, che adesso viene azzerato e rapportato al giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta

Il Jobs Act, in definitiva, viene rivendicato da Renzi come la sua più grande conquista e come una normativa in grado di modificare il futuro finanziario del Paese, che ha dato prova di superare sia il dissidio parlamentare che le proteste popolari che si sono sollevate contro la sua approvazione.

Raffaella De Felice