Lucania, svegliati e ascolta il canto dei tuoi figli in rivolta”. Si è aperto con questa frase il lunghissimo corteo che ieri ha manifestato per le vie di Potenza fino a Viale Verrastro, sotto la sede della Regione Basilicata. Tremila le presenze alla partenza da Largo Don Bosco, che sono aumentate man mano che il corteo, pacifico e colorato ma deciso, avanzava per le vie della città. Gli organizzatori alla fine hanno stimato addirittura diecimila presenze, la Questura vola più basso e parla di sole quattromila unità. In ogni caso, non pochi. Diversi pullman arrivati da Puglia, Campania, Calabria e da altre parti d’Italia si sono unite alle associazioni locali, ai movimenti politici, ambientalisti, agli agricoltori con i trattori e persino due asini, agli studenti. Tutti insieme, compatti, tutti lucani almeno per un giorno. Tutti uniti contro lo Sblocca Italia e le estrazioni petrolifere.

Sono scesi in piazza per chiedere al Consiglio Regionale, riunito in seduta, alternativamente alle dimissioni, di impugnare per incostituzionalità l’articolo 38 dell’ex decreto Sblocca Italia, ora convertito in legge, il quale riporterebbe le competenze in materia energetica allo Stato, esautorando le regioni. Nel caso della Basilicata in particolare, si riferirebbe alle trivellazioni petrolifere. A supportarli, la richiesta, da parte di 60 comuni lucani, di impugnazione dell’articolo 38 dinanzi la Corte Costituzionale.

Nel “Texas d’Europa”, come è stata definita la Basilicata, ogni giorno, da 15 anni a questa parte, vengono estratti 100.000 barili di greggio su 30 pozzi attivi in Val d’Agri. Nel 2011 il Consiglio regionale aveva raddoppiato le trivellazioni, senza premurarsi di consultare le associazioni e le varie realtà territoriali della Val d’Agri. Ora arriva anche la legge 164/2014, conosciuta come “Sblocca Italia”, che dà ai cittadini lucani la sensazione di fare ancor più di prima gli interessi dei petrolieri, a dispetto dei cittadini, e soprattutto da la sensazione di mettere definitivamente una pietra sopra sulla questione salute. Una pietra tombale, per la precisione.

La manifestazione “No Triv“, che ha incassato il supporto di Giorgia Meloni (FdI), di Sel e del Movimento 5 Stelle, con il Senatore pentastellato Petrocelli in piazza, si è protratta ad oltranza, fino alla sera, nonostante i manifestanti lamentassero la scorrettezza del governo lucano di posticipare alle 16 la seduta del Consiglio regionale e inizialmente fissata per la mattinata, costringendo così molti manifestanti arrivati dalle regioni vicine per sostenere i lucani a dover rientrare a casa. Non sono mancati nemmeno i momenti di tensione. Alcuni manifestanti hanno lanciato acqua, uova e oggetti vari contro le forze dell’ordine, chiedendo di poter accedere alla Sala consiliare dov’era in corso il Consiglio, nonostante fosse stato montato un maxischermo all’esterno, come ricordato dal presidente del Consiglio regionale Lacorazza (FI), accorso all’esterno dell’edificio.

Tensione che ha spinto il presidente Pittella a decidere per la momentanea sospensione. Durante la seduta, da annotare una raccapricciante frase pronunciata da Luigi Bardascio della lista ‘Pittella Presidente’, secondo cui “se abbiamo un problema in Basilicata è che i lucani vivono troppo, non troppo poco”, a proposito delle forti preoccupazioni per l’aumento di tumori (che pure in Basilicata hanno avuto un incremento vertiginoso negli ultimi 15 anni).

Alla fine, il Consiglio regionale ha approvato ciò che era nell’aria da giorni. Con 15 favorevoli (Pd, Cd, PP, RI, UDC, Gruppo Misto, Psi e Sel, che pure annoverava manifestanti in piazza) e 5 contrari (FI, Fdi e M5S), ha deciso una risoluzione proposta dal capogruppo Pd Cifarelli, che impegna il presidente Pittella ad impugnare l’articolo 38 dello Sblocca Italia in caso “non vengano ripristinate le prerogative regionali e quindi il principio di leale collaborazione tra Stato, Regioni ed Enti Locali in una norma di modifica che potrebbe trovare accoglimento nella legge di stabilità 2015 ovvero nella legge ‘Milleproroghe’”.

Insomma, nonostante i cittadini e i comuni lucani abbiano chiesto con forza ai propri rappresentanti eletti di impugnare l’articolo 38, il consiglio ha deciso di girarci intorno scegliendo la via politica anziché quella burocratica, mandando il governatore Pittella a trattare con il governo per mitigare gli effetti di una legge fortemente voluta proprio dal Presidente del Consiglio Renzi.

Ora bisognerà aspettare di vedere cosa riserveranno le prossime mosse, se il governo deciderà di ascoltare le modifiche avanzate dalla Regione. C’è comunque tempo fino al 10 gennaio per impugnare l’articolo 38, e la sensazione che in Lucania si assisterà ad un inverno caldo è palpabilissima. Resta comunque che non si vedeva una manifestazione così compatta da 10 anni circa, da quella marcia dei 100.000 che manifestarono a Scanzano Jonico contro il sito unico di scorie radioattive dopo mesi di mobilitazioni e proteste. Forse non è un caso che tutto sia successo nel giorno di Santa Barbara, protettrice di minatori e di tutti coloro che lavorano a stretto contatto con il fuoco e l’elettricità. E perché no, le estrazioni di petrolio.

Michele Mannarella

Fonte virgolettati : consiglio.basilicata.it
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