Stiamo parlando di un videogame di tipo “gestionale” ed a questo termine vengono in mente titoli come “The Sims”, ma prontamente accosto la definizione di “survival horror” e molti lettori penseranno a titoli come Dead Space, o i primi Resident Evil. Concludo dicendo che siete ancora lontani dall’indovinare che tipo di gioco sia This War of Mine, che ha saputo recuperare i soldi spesi per la creazione e pubblicazione in due giorni, pur mettendo a disposizione chiavi free per i giocatori, perché tanto l’importante è combattere l’ignoranza.

Stiamo parlando sicuramente di un titolo che permette la cura dei vostri personaggi, l’upgrade della vostra casa, ma la componente survival horror è dettata dall’atmosfera e dal periodo storico: l’assedio di Sarajevo, questo, avvenuto durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.

Non impersonerete soldati o spie addestrate, bensì civili molto spesso inermi, come uomini e donne che non hanno mai impugnato un’arma durante la loro vita, rendendo così gli scontri improponibili. Ovviamente ci sono le dovute eccezioni, ma sono così rare che rappresentano una parte quasi irrilevante dell’esperienza di gioco. Molto spesso l’approccio richiesto è quello stealth, molto complicato per la presenza di rumori e di armi automatiche utilizzate dai nemici. Una volta ucciso il possessore potrete rovistare il corpo dell’assalitore per derubarlo, sperando di trovare qualche bossolo inesploso e facendo i conti con i rimorsi del personaggio.

Ogni volta che si comincerà l’avventura verrete inseriti in un momento dell’assedio che cambia sia per i personaggi giocabili, che per le condizioni metereologiche, proponendo una sfida sempre diversa, anche se alcune ridondanze possono essere presenti. Il sistema di questing, se così possiamo chiamarlo, è ispirato a situazioni realmente accadute a Sarajevo, in tutta la loro spietatezza. Potremo spostarci solamente di notte per non cadere vittima dei cecchini appostati ovunque, che hanno decimato la popolazione, ed il nostro obiettivo resta molto semplice: sopravvivere più giorni possibili rovistando nelle numerose location della mappa.

E’ molto complicato dare un giudizio sulla grafica, in quanto anche se il gioco si sviluppa su un piano bidimensionale, sono innumerevoli gli effetti prospettici inseriti, il tutto incorniciato da un effetto “disegno” che inizialmente fa storcere il naso, ma dopo qualche minuto di gioco rende l’atmosfera di gioco veramente incisiva anche grazie ad un comparto audio molto curato. Aver trascorso qualche ora in Sarajevo provoca veramente i brividi, non per i contenuti splatter dei soliti horror, ma per le orrende vicende che continuano a susseguirsi. Il gameplay è abbastanza lineare, i comandi non troppo precisi potrebbero creare momenti indesiderati ma, in generale, svolgono bene le loro mansioni.

La cosa che colpisce è l’attenzione che gli autori hanno impiegato nel realizzare gli stati emotivi dei protagonisti, in particolare parlo di messaggi che possono essere trovati nelle varie location e che disturbano sia l’omino sullo schermo che chi impugna il mouse.

Dare un giudizio è realmente difficile, e mi baserò principalmente sulle emozioni che questo piccolo capolavoro ha saputo donarmi. Una volta spento il PC sentirete che qualcosa non va poiché realizzerete che quello a cui avete giocato è realmente accaduto e non in una stanza ben illuminata, al caldo, su uno schermo che viene pervaso, anzi dominato da colori tetri e per nulla accoglienti, bensì per le strade di una città le cui mura sono state tinte con il sangue di innocenti.

Questo è This War of Mine, quando un videogioco può insegnare più di un libro di storia.

-Antonio Palomba-