Ci sono uomini – e donne – che hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio su questa terra, persone che hanno dato loro stessi per provare a cambiare uno status quo in apparenza immutabile, poiché percepito come espressione del sentire comune di una determinata società.

Questa società era il Sudafrica, e l’uomo di cui stiamo parlando Nelson Rolihlahla Mandela, ex Presidente e uomo politico di straordinario spessore.

Nelson Mandela, chiamato anche Madiba dai membri del clan in cui era cresciuto, ci ha lasciato un anno fa, il 5 dicembre 2013. Ha vissuto oltre 95 anni, 26 dei quali passati nel carcere di Pollsmoor, a Città del Capo.

La sua detenzione, iniziata nell’agosto del 1962 e terminata nel febbraio del 1990, rappresenta tutt’ora uno dei casi più noti di prigionia politica, determinata dalla strenua opposizione di Mandela e suoi seguaci alla politica di segregazione razziale – apartheid in lingua afrikaans – che il governo sudafricano di etnia bianca aveva imposto al suo popolo sin dal dopoguerra.

Anche dal carcere Mandela continuò ad esercitare un’indiscussa leadership nella lotta alla segregazione razziale, ottenendo i primi, significativi frutti nel 1976, quando le Nazioni Unite inserirono ufficialmente l’apartheid nella lista dei crimini contro l’umanità, in quanto forma di segregazione civile e politica a danno di una minoranza, ad opera di uno Stato sovrano, sulla base di pregiudizi etnici.

Nonostante questa netta presa di posizione dell’ONU, Nelson Mandela uscì dal carcere solo quattordici anni dopo, in tempo per concorrere alla carica di Presidente della Repubblica Sudafricana, che ottenne al primo tentativo, diventando così il primo Capo di Stato di colore nella storia del Paese.

Una delle più grandi lezioni di umanità e buon governo offerte al mondo da questo straordinario leader, è stata la decisione di rinunciare, una volta ottenuta la presidenza, ad una strategia di repressione e vendetta contro gli esponenti della fazione avversa, responsabili della sua carcerazione.

Al contrario, Mandela favorì un processo di riconciliazione e pacificazione, che permise al Sudafrica di uscire dall’apartheid, ufficialmente nel 1993, senza disordini e spargimenti di sangue.

A lui si deve anche l’istituzione di un tribunale speciale, la Commissione per la Verità e la Riconciliazione (TRC, Truth and Reconciliation Commission), incaricata di raccogliere testimonianze sulle violazioni dei diritti umani, che ha concesso comunque l’amnistia a tutti coloro che hanno reso piena e spontanea confessione dei crimini commessi ad ordine del governo dell’epoca.

Basterebbe questo breve e incompleto riassunto della vita politica di Nelson Mandela a renderlo indimenticabile agli occhi del mondo.

Madiba, però, è stato molto più di un uomo politico. E’ stato un leader carismatico, un maestro di vita a cui tutti vorremmo somigliare.

Le sue opere e i suoi insegnamenti hanno lasciato un’imponta incancellabile sulle nostre coscienze, insieme con i suoi messaggi di tolleranza, caparbietà e non violenza, valori più che mai attuali in un mondo che sembra andare nel verso opposto.

 

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest’ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l’Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l’inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v’è rimedio. Per fortuna.