Standard & Poor’s peggiora il giudizio sull’Italia, tagliando il merito di credito da BBB con outlook negativo a BBB- con outlook stabile, l’ultimo gradino prima di diventare “junk“, cioè “spazzatura”, ai livelli di Bulgaria. Nella nota diffusa a completare i dati, l’agenzia rivela che  “abbiamo notato che Renzi ha fatto alcuni progressi con il suo Jobs Act, ma non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine. Come conseguenza il già elevato tasso di disoccupazione, potrebbe peggiorare fino a che non arriverà una sostenibile ripresa economica”.

Economia debole, erosione costante della competitività, riforme promettenti ma che non daranno risultati nel brevissimo termine. Queste, dunque, sono le principali motivazioni per cui l’agenzia di rating ha declassato il nostro Paese. “Un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e bassa competitività, non è compatibile con un rating BBB, secondo i nostri criteri”, sentenzia S&P. Secondo l’agenzia, nel medio termine le misure adottate dal governo sul lavoro creeranno una crescita dell’occupazione solo dopo l’attuazione dei decreti attuativi, che però potrebbero “essere ammorbiditi” alla luce di una ”opposizione crescente”. Inoltre afferma: “Gli elementi positivi o neutri che abbiamo descritto sono controbilanciati dalla ricorrente debolezza che vediamo nel Pil reale e nominale italiano e nella sua compromessa competitività”.

PIL e debito. Le nuove stime medie del Pil reale e nominale per il periodo 2014-2017  prevedono rispettivamente una crescita dello 0,5% e 1,2%, rispetto alle precedenti di 1% e 1,9%. “Ci attendiamo che l’economia italiana esca dalla recessione all’inizio del 2015 anche se prevediamo solo una modesta ripresa di circa lo 0,2%, che si paragona con le nostre precedenti stime di una crescita dell’1,1% per l’anno prossimo”. Mentre il governo prevede, invece, una crescita media del Pil reale e nominale tra il 2014 e il 2017 rispettivamente dello 0,7% e dell’1,9%. Inoltre, anche il debito pubblico peggiora in Italia: l’agenzia di rating prevede a fine 2017 uno sbilanciamento di 2.256 miliardi, ossia 80 miliardi in più, pari al 4,9% del Pil del 2014.

Consumi. “Rispetto alle previsioni del governo, vediamo una ripresa più debole nei consumi privati”. Stando a quanto analizza S&P, i consumi resteranno piuttosto deboli a causa delle condizioni del mercato occupazionale, dove la disoccupazione ha raggiunto un livello storicamente alto, e del graduale consolidamento fiscale. Inoltre, a causa dell’incertezza dell’outlook sulla domanda, insieme alla prospettiva di crescita economica più debole nei principali partner commerciali europei e alle difficoltà del meccanismo di trasmissione monetaria, anche gli investimenti rimarranno deboli.

L’outlook stabile. L’outlook  assegnato dall’agenzia di rating, che da “negativo” passa a “stabile”, “riflette l’aspettativa che il governo applicherà in modo graduale riforme strutturali e di bilancio organiche e potenzialmente a sostegno della crescita”. Quindi, l’agenzia dà un riconoscimento alle riforme progettate dal Governo. Tuttavia gli analisti si augurano che gli interventi per migliorare il mercato del lavoro concludano il proprio iter: ”Consideriamo il passaggio di una riforma del mercato del lavoro non annacquata come un segnale importante della determinazione del Governo a perseguire politiche adatte a un membro di un’unione monetaria che include alcuni fra gli esportatori più competitivi a livello mondiale”, affermano. Sull’outlook, inoltre, incide anche la convinzione che “i conti delle famiglie resteranno abbastanza solidi da assorbire ulteriori aumenti del debito pubblico”. 

Reazioni dall’Italia. Alcuni fonti di governo fanno notare che il “downgrading” dell’Italia non è una bocciatura del Jobs Act o del piano di riforme, ma un invito ad un’accelerazione di queste. “Italia declassata da Standard & Poor’s. Adesso valiamo un misero BBB-. Non cavalchiamo, come fece la sinistra nella ormai famosa estate-autunno del 2011 la crisi, ma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza e spiegare al Paese i motivi di questi ripetuti disastri”, dichiara invece Renato Brunetta.

Andrea Palumbo

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Andrea Palumbo nasce in un piccolo paese dell’Alto Casertano. Laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II di Napoli. Attualmente studia Comunicazione Pubblica e Politica presso l’Università di Torino. A parte lo scrivere, ama la fotografia e il cibo in compagnia.