Dopo quasi due mesi d’attesa, il processo agli ex vertici dello Ior può finalmente cominciare. L’accusa è di peculato in relazione a operazioni immobiliari e gli imputati sono l’ex presidente Angelo Caloia e l’ex direttore generale Lelio Scaletti. Anche l’avvocato Liuzzo è stato coinvolto per concorso in peculato.

Tuttavia il processo non era previsto per gli inizi di dicembre, ma bensì per fine ottobre 2014. Il rinvio, però, fu quasi d’obbligo: a prendere la decisione il giudice Luca Ghedini Ferri, il quale dopo due ore d’inutile attesa fece mettere a verbale che il processo non poteva cominciare in quanto mancava il fascicolo d’ufficio.

Non si è perso nulla, sono cose che possono capitare” commentò il pm Stefano Rocco Fava, quasi a voler far tacere le malelingue. “Esiste comunque una copia di tutti gli atti, se il fascicolo non dovesse essere ritrovato”.

Adesso, però, tutto sembra essersi risolto e il processo può finalmente prendere avvio. Le accuse di peculato si riferiscono al periodo 2001-2008 e inoltre, stando alle parole di padre Lombardi, i conti dell’ex presidente e dell’ex direttore sono stati sequestrati in via cautelare.

Il problema è stato presentato alla magistratura dello Stato della Città del Vaticano dalle stesse autorità dello Ior a seguito delle operazioni di verifica interne avviate lo scorso anno. I conti degli interessati presso lo Ior sono stati sequestrati a scopo cautelativo qualche settimana”.

Un sospiro di sollievo lo tira anche Jean-Baptiste de Franssu, presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior: “Siamo molto lieti che le autorità vaticane stiano agendo con risolutezza”.

Questa è senza dubbio una macchia che il Vaticano vuole cancellare al più presto dai propri registri. Troppi gli scandali saltati fuori nell’ultimo periodo e un’accusa di peculato a due persone di spicco dello Ior di certo non può che far male.

Le indagini hanno portato a dei risultati, i sospettati sono stati chiamati in giudizio e il processo può cominciare: nei prossimi mesi, forse, sapremo l’epilogo di questa vicenda.

Maria Stella Rossi