Ma a te… te piace o’ presepe?”

Probabilmente se Luca Cupiello, interpretato dal grandissimo Edurardo De Filippo, avesse posto questa domanda a Matteo Salvini, il leader del Carroccio non avrebbe esitato nel rispondergli che “sì, il presepe mi piace e pure tanto”.

Almeno è quanto emerge dalle parole e dalle azioni del leader della Lega Nord su una questione che ha avuto una risonanza a livello nazionale, ovvero il divieto al presepe da parte del preside della Edmondo De Amicis, scuola elementare bergamasca frequentata per una buona parte anche da stranieri.

L’intento probabilmente voleva essere nobile: accogliere la multiculturalità dell’istituto senza imporre simboli o figure religiose a nessuno, in particolar modo durante il periodo natalizio. Certo, poi il direttore ha aggiustato il tiro, affermando di non aver vietato affatto la realizzazione del presepe, quanto per lo più aver diramato una circolare in cui si chiedeva ad ogni insegnante di valutare attentamente le proprie classi e decidere poi se allestire o meno la natività.

Una giustificazione che non deve comunque essere piaciuta a Matteo Salvini. Assieme ad alcuni militanti di Bergamo, il leader della Lega ha mantenuto fede alla promessa fatta su Facebook, installando lui stesso le statue della Sacra Famiglia, assieme ad alcuni angioletti e ai Magi, all’esterno dell’istituto.

Non è una battaglia religiosa” ci tiene a precisare Salvini, “il presepe è simbolo di gioia e accoglienza. Chi deve educare e si permette di dire che il presepe nella sua scuola non ha posto dovrebbe cambiare lavoro”. Una presa di posizione che tuttavia non è piaciuta né a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, e né a don Mario Carminati, il parroco della zona in cui è sita la scuola elementare.

Il primo cittadino bergamasco aveva inizialmente commentato su Facebook l’azione del preside dell’istituto, affermando: “rispetto la scelta del preside, ma dico la mia. Laicità non è azzerare le differenze, ma dare voce a tutti. Un presepe non disturba nessuno” e poi in conferenza stampa ha aggiunto “che sulla questione non devono comunque esserci strumentalizzazioni politiche. Qui oggi nessuno ha vietato niente a nessuno”. Dello stesso avviso è stato don Mario Carminati, il quale ha aspramente criticato l’operato di Salvini, andando quindi contro “i politici che strumentalizzato questa vicenda. Il presepe è un simbolo di pace e non’imposizione. Altrimenti rischiamo si diventare noi gli integralisti”.

Eppure il leader del Carroccio va per la sua strada, incurante di tutto, rivendicando quelle tradizioni a cui la maggior parte degli italiani tiene, nonostante la famosa laicità dello Stato che, almeno negli altri Paesi europei, vieta l’esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici. “Penso che tutti noi saremmo stati più volentieri a fare il presepio a casa nostra, ma abbiamo voluto essere qui per dire una cosa: giù le mani dalla nostra religione. Il rispetto e l’integrazione passano dall’orgoglio di quello che siamo. Se il preside vuole fare battaglie politiche, allora le faccia altrove e non sulla pelle dei bambini”.

Maria Stella Rossi