Si è conclusa questa settimana la prima metà della quinta stagione di The Walking Dead, serie da cui ancora una volta – specie dopo i disastri della quarta – potevamo, anzi dovevamo senza ombra di dubbio, aspettarci di meglio. I primi rabbiosi e a dir poco convincenti tre episodi non sono bastati a rialzare definitivamente il prodotto contribuendo, invece, a far affogare nuovamente la serie lì dove inciampa da qualche tempo, complice la continua frammentazione di trama e personaggi e la mancanza di uno scopo ultimo ben preciso verso cui indirizzarsi. Le vicende di Rick Grimes e compagnia si circoscrivono innanzitutto alla stessa location da cinque anni – tanto che tra fattoria, prigione, Woodbury e Terminus, Atlanta sembra non essersi spostata a più di cinque minuti di macchina – per non parlare dei meccanismi narrativi sempre più legati al bisogno di mantenere alto il livello dell’audience.

vlcsnap-2014-12-05-12h04m34s174La catena degli eventi incespica banalmente nello stesso mix di emozioni ogni volta, dove solo la morte di un personaggio  – in questo caso di Beth – sembra poter essere il vero motore di una serie al momento piatta, da cui non per questo vengono meno le speranze per il futuro. Da escludere che i fan di The Walking Dead disprezzino le uscite di scena, perché in realtà ogni episodio di metà stagione sfonda i pronostici per quanto risalto riesce ad avere; basti pensare, infatti, solo all’episodio in cui circa un anno fa il vecchio Hershel veniva decapitato dal Governatore davanti agli occhi delle sue figlie, per renderci conto di quanto la morte e le sue conseguenze siano state fin dall’inizio un elemento caratterizzante di tutta la serie.

In definitiva, il punto focale in cui la quinta stagione ha toppato fino ad ora non deve essere tanto ricercato nella morte di Beth, quanto nella sua preparazione e nel modo in cui è stata raccontata, perché per favorire il dovuto aumento della tensione le puntate si sono spesso e volentieri incentrate sul suo personaggio. Un personaggio  di quelli di cui si poteva tranquillamente fare a meno fino ad un paio di episodi fa, da quando la scena e gli obiettivi del gruppo si sono progressivamente spostati su di lei e sul Grady Memorial Hospital, un luogo dove un paio di poliziotti stralunati e convinti di star operando per la salvezza del mondo, dirigono un gruppo di sopravvissuti. L’ospedale e la severità snervante, quasi ossessiva, della donna a capo di tutto (Dawn), finiscono per opprimerla e per cambiarla definitivamente. Proverà invano a scappare insieme al suo amico Noah, finché qualcosa non la fermerà dal riprovarci, finché persino lei non si arrenderà di fronte al nuovo mondo e inizierà ad accettarlo.

“You keep telling yourself you have to do whatever it takes, just until this is all over. But it isn’t over. This is it. This is who you are, and what this place is until the end”.

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È  forse una delle sentenze più vere e sentite da tutti i fan della serie, proprio perché pronunciata dalla figlia di Hershel. E sembra strano, o forse addirittura deludente, il fatto che sarà lei stessa a dover morire, per di più nel momento in cui inizia veramente ad aprire gli occhi. Potrebbe sembrare una punizione, o più semplicemente la trovata per liberarsi di un personaggio mal interpretato e al tempo stesso tentare di innalzare il seguito emotivo per la serie? Al momento si propende per la seconda, soprattutto se si tiene conto della scena in cui Dawn la headshotta in meno di un secondo, poco dopo essere stata inspiegabilmente infilzata da un paio di forbici dalla punta arrotondata infrantisi sul suo giubbotto antiproiettile.

Insomma, la serie gira da cinque anni sugli stessi toni e la prima parte della quinta stagione ha cercato di discostarsene, portando avanti, tra l’altro, il troppo breve quanto assurdamente esplosivo blocco narrativo di Terminus. Al di là di quanto possa risultare ripetitivo e giustamente portato per le lunghe per fini commerciali, un prodotto seriale dalle enormi potenzialità come The Walking Dead ha bisogno di un netto cambiamento. Non si parla di velocizzare la trama e dare meno spazio ai ritratti psicologici dei personaggi, perché proprio qui risiede il nocciolo di tutta la storia. Si parla, invece, di riuscire da un punto di vista prettamente pratico in tutto quel che fin qui è stato solamente abbozzato. Nessun personaggio al di fuori di Rick o Daryl ha una sua tridimensionalità; e se si pensa che quello che si più avvicina a questi due è Morgan – poco più che una comparsa fino ad ora – allora si capisce su quanto Kirkman e Darabont debbano ancora lavorare.

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Fonte immagine in evidenza: google.com

Fonte media: seriangolo.it

Nicola Puca

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un’Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.