IL SACCO DI ROMA E TANGENTOPOLI

Le similitudini tra l’inchiesta sul sacco di Roma e quella di tangentopoli, che nel 93′ seppellì la DC e il PSI, Andreotti e Craxi, sono molte. Un sistema di tangenti che gestisce appalti pubblici ed un pesce piccolo che inizia a parlare, forse nella speranza di ottenere uno sconto di pena: è la segretaria di Buzzi, che avrebbe preparato le tangenti ai rappresentanti delle istituzioni (tra cui anche deputati del PD), il nuovo Mario Chiesa che potrebbe essere la base per scardinare un sistema malavitoso che avrebbe le radici non nel comune di Roma, ma più in alto, vicino alle segreterie dei partiti. Simile è anche la reazione della popolazione, che si sente tradita da eletti che avrebbero gestito il pubblico nel loro interesse personale, che avrebbero svenduto le istituzioni senza lasciare neanche la minima parvenza di legalità. Un esempio è quanto accaduto alla riunione del consiglio municipale della capitale, quando la polizia locale ha dovuto allontanare i protestanti, o quanto accaduto ieri alla prima della Scala, o le varie occupazioni che si presentano nelle scuole, o ancora le molteplici schede elettorali in cui sempre più spesso si legge “ladri”.

L’INTERVISTA A CANTONE

Il quotidiano La Repubblica ha intervistato Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anticorruzione (ANAC) istituita dal governo Renzi. che afferma: “”Sono preoccupato della generalizzazione nel considerare tutta la politica corrotta. Ho provato a spiegare che noi dell’Anac non arrestiamo nessuno e che il nostro compito è molto meno evidente nei risultati, ma ha un obiettivo più ambizioso, provare a prevenire la corruzione“. Raffaele Cantone viene bloccato dai cittadini per strada, stupito dalle continue richieste di “arrestarli tutti“, come se tutti fossero colpevoli per una presunzione che non ammette prova contraria. Non si sente responsabile per quanto accaduto: “Ho fatto tutto quello che umanamente era possibile fare. In questi mesi, io e gli altri 4 quattro colleghi al vertice dell’Anac, siamo entrati in santuari intoccabili, di Expo e del Mose già si sa, ma abbiamo imposto regole rigide di trasparenza alle società pubbliche, agli ordini professionali, abbiamo attivato la vigilanza su un enorme numero di appalti, abbiamo stipulato convenzioni con tutti gli organi per la formazione dei pubblici dipendenti, con Confindustria abbiamo lavorato al loro codice etico…“, e rileva segnali positivi: “Ricordo la nomina all’unanimità del presidente dell’Anac, l’approvazione di una legge che ci ha consentito di commissariare gli appalti dell’Expo e il consorzio Mose. Si può dire che non basta, ma certamente è un segnale positivo“.

“LA RABBIA DI DUE GIORNI”

Nell’intervista si legge anche una critica ai movimenti di protesta effimeri, come sarebbero quelli nati per il caso EXPO ed il caso MOSE, con una indignazione popolare che in breve tempo si è placata: “ La corruzione non è un male che si vince urlando due giorni, c’è bisogno di cambiamenti radicali da parte della politica e dei cittadini“. Sembra quasi individuare una responsabilità indiretta dell’elettore, una mancanza di coscienza civica che consente al sistema di perpetuarsi grazie ad una conoscenza collettiva del fatto ed una assenza individuale di denuncia. Forse il messaggio che vorrebbe lanciare Cantone è: “comprendo la indignazione, ma per sconvolgere una classe politica corrotta serve una popolazione che la combatta e non si lasci sconfiggere dal timore delle ripercussioni“. Un invito certamente condivisibile.

Vincenzo Laudani