L’anno 2014-2015 è quello dei ragazzi della riforma Gelmini. Finalmente, dopo cinque anni dalla sua attuazione, gli studenti che quest’anno devono affrontare l’esame di maturità saranno le “cavie” per constatare il funzionamento della riforma.

Proprio per questo, dall’inizio dell’anno scolastico si è parlato dell’apporto di eventuali cambiamenti all’esame. A settembre il ministro Sefania Giannini aveva annunciato che la commissione mista (formata da membri interni e membri esterni) sarebbe stata abolita, con l’esclusiva presenza di membri interni e solo uno esterno, cioè il presidente di commissione. Questo specifico cambiamento sarebbe servito soprattutto come manovra economica, per eliminare le spese, a detta del ministro superflue, degli insegnanti non appartenenti alla classe sottoposta all’esame. Dopo un lungo dibattito però, il premier Renzi è intervenuto decidendo che, almeno per quest’anno, non sarà possibile introdurre questo cambiamento, di cui magari si discuterà in futuro, quando il tempo a disposizione sarà maggiore.

Altre discussioni si sono aperte sull’abolizione della tesina che abitualmente gli studenti portano all’esame orale, come introduzione e punto di partenza. Questa è stata reputata obsoleta e gli studenti sono stati accusati di mancanza di originalità e di un perenne “copia ed incolla” da internet. Nonostante le critiche però, questo punto fermo dell’esame ed agevolazione a favore degli studenti, non è stato effettivamente eliminato e si dubita che ora, quasi a metà anno, si decida per la sua abolizione.

Per quanto riguarda le prove scritte, sempre Giannini aveva inizialmente fatto capire che per la prima di queste, riguardante l’italiano ed uguale per tutti gli istituti della nazione, era necessario dare più spazio al saggio breve, ma effettive variazioni tuttavia non sono state apportate.

La seconda prova, che pur essendo di carattere nazionale varia a seconda dell’indirizzo in cui si studia, è quella che ha riscontrato più cambiamenti: è stato deciso dal MIUR che l’esame sarà molto più specifico, incentrato sulle materie principali dei corsi di studio. Erano assolutamente necessari mutamenti a questa prova data l’introduzione al tempo, da parte della Gelmini, di nuovi indirizzi di studio e di modifiche nel sistema stesso dell’istruzione.

In merito alla terza prova si parla di un quizzone nazionale, cioè non più deciso dalla commissione interna. Negli anni precedenti le domande e le materie della terza prova erano sempre state decise dai professori delle classi stesse, quest’anno invece pare debba essere il ministero a scegliere le domande, basandosi sul programma nazionale imposto a tutte le scuole  prendendo d’esempio il modello delle prove invalsi. Tutto ciò aiuterebbe ad avere una valutazione uniforme degli studenti di tutta la nazione.

In poche parole: dagli inizi di Settembre si parla di cambiamenti ma le prospettive sono ancora incerte. L’unica sicurezza è che si debba aspettare Gennaio per aver notizie garantite.

I nervi degli studenti sono a pezzi, l’esame è il traguardo più ambito ma allo stesso tempo più temuto e sicuramente tutti questi punti interrogativi rendono la situazione peggiore giorno dopo giorno.

Le reazioni a questi cambiamenti, che non diventano mai effettivi e che lasciano sempre in sospeso, sono tra le più svariate, a partire dalle crisi di panico a quelle di rabbia, alla riluttanza nei confronti dello Stato che tratta la scuola ormai come un semplice accumulo di persone da rendere di anno in anno più ignoranti e conformi alla massa. È necessario porsi delle domande ed andare alle radici di queste riforme e dei problemi che vanno a (s)mascherare: perché si vogliono eliminare i commissari esterni? Perché costano troppo e la valutazione oggettiva non è nel diritto dello studente, sempre più avviato verso una società corrotta dove solo chi ha gli appoggi giusti può andare avanti.

Perché eliminare la tesina? Perché la fantasia è pericolosa, perché la lezione di storia imparata a memoria è molto più avvincente della libertà d’espressione, che può creare un senso critico nella persona, arrecando danni a chi dovrebbe “governarlo”.

Perché rendere la terza prova uguale per tutti? Perché il caso particolare deve essere eliminato, non importa se un’insegnante abbia deciso di soffermarsi su un argomento che interessava maggiormente la classe piuttosto che su un altro che era magari meno piacevole, i programmi sono stati dati dal ministero dell’istruzione e devono essere rispettati senza variazioni, quasi come se gli insegnanti e gli studenti fossero macchine che, rispettivamente, danno informazioni e le ricevono.

Il futuro del paese è nella scuola, è necessario difenderla prendendo coscienza di ciò che lo Stato le sta togliendo e chiedere ciò che spetta di diritto agli insegnanti e soprattutto agli studenti.

Daniela Diodato