L’uomo, prima del XV secolo, era stato considerato solo come subordinato alla volontà divina e estremamente piccolo nei confronti di un Dio dal potere immenso.

Con l’Umanesimo viene ribaltata questa teoria e i singoli individui acquistano un valore completamente nuovo. Ad aprire la strada a questa concezione è di grande importanza un’opera di Giovanni Pico della Mirandola: “Oratio de homnis dignitate”.

Giovanni Pico della Mirandola nacque a Mirandola, vicino Modena, nel 1463 e la sua è l’orazione più famosa del Quattrocento.

Essa nacque come discorso inaugurale di un convegno in cui l’autore avrebbe esposto la sua teoria sulla concordia dottrinale. Egli credeva che la verità fosse contenuta tanto nei testi sacri, quanto nei testi classici, come tanto in Aristotele, quanto in Platone, le cui dottrine erano opposte solo apparentemente, ma concordi nei significati.

Il convegno non ebbe mai luogo poiché alcune delle teorie esposte da Pico nelle ”Tesi“ vennero giudicate eretiche dalla Chiesa cattolica, rendendolo uno dei tanti esempi in quel periodo di mancata libertà di pensiero a causa della volontà degli ecclesiastici di dominare le menti umane, ancorandole alle tradizioni. Nonostante il tentativo dell’autore di difendersi con l’“Apologia”, egli fu costretto alla fuga.

L’opera rimase inedita ma non perse assolutamente di valore. Essa contiene un messaggio ottimista riguardo gli esseri umani, che si distinguono da tutti gli altri elementi del creato.

La loro unicità è data dalla possibilità degli uomini di scegliere la propria natura e il proprio destino: “(Dio) accolse l’uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo così gli parlò : (..)La natura limitata degli altri è contenuta entro le leggi da me prescritte, tu te la determinerai da nessuna barriera costretto (..)[1].

L’uomo è infatti superiore ad ogni essere poiché possiede il libero arbitrio. Il creatore, durante la formazione dell’universo, assegnò un preciso posto e aspetto ad ogni elemento, tranne all’essere umano, concepito per contemplare l’opera divina.

A lui e solo a lui spetta scegliere ciò che vuole diventare :“degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; (..) rigenerarti nelle cose superiori che sono divine”. Per cui Dio non gli attribuì una qualità in particolare, ma una parte di ogni qualità che lui avrebbe potuto coltivare.

Da questa concezione deriva l’ostilità di Pico della Mirandola nei confronti del determinismo astrale. Era comune all’epoca considerare gli astri come cause degli avvenimenti terreni. L’autore non nega questa eventualità, ma definisce gli astri come “cause distanti”, che determinano gli eventi generali del mondo terrestre e non quelli dei singoli individui. Sostenere questa grande influenza del mondo astrale su quello sublunare priverebbe gli esseri umani della loro libertà di scelta.

Nonostante il diffuso ottimismo di quel periodo nei confronti dell’uomo, ci sono contemporaneamente anche teorie che mettono in discussione il suo valore, come quelle di Michel de Montaigne (1533-1592).

Filosofo, scrittore e politico francese, che inaugurò il genere del saggio, egli aveva un’idea opposta a quella esposta nell’ “Orazione sulla dignità dell’uomo” di Pico della Mirandola. Egli vedeva l’uomo come un essere miserabile, pieno di incoerenze e contraddizioni.

Esso fa affidamento su uno strumento non infallibile: la ragione (“è una spada a doppio taglio e pericolosa”[2]), che lo porta a sentirsi superiore rispetto agli altri esseri del creato. Montaigne vuole guarire l’uomo dalla sua più grande malattia: la presunzione di sapere.

L’uomo può quindi presentarsi, in base agli occhi di chi lo osserva, come “grande miracolo”, ma anche come “ondeggiante e vano”[3].
Certo è che le nuove scoperte, le innovazioni e in generale lo sviluppo della società, è dovuto alla fiducia degli esseri in se stessi, che li porta a sentirsi capaci di migliorarsi sempre.

Non a caso l’Umanesimo è stato seguito da grandi rivoluzioni, in primo luogo quelle scientifiche con Galileo Galilei, che hanno ribaltato le idee che la tradizione aveva per secoli sostenuto e dal secolo dei lumi che, proprio grazie a quella ragione tanto criticata da Montaigne, si proponeva di illuminare le menti degli uomini dalle tenebre dell’ignoranza e della superstizione.

L’uomo non sarà infallibile, ma la sua presunzione di esserlo, lo spingerà a scavalcare barriere sempre più alte.

Chiara Torrente

[1] Pico della Mirandola, Oratio de homnis dignitate.

[2] Michel de Montaigne

[3] Michel de Montaigne: “L’uomo è invero un soggetto vano, vario e ondeggiante”.