L’Open Day di Parma ha lanciato ufficialmente la battaglia interna del sindaco Federico Pizzarotti per cambiare il Movimento dall’interno. Quest’assemblea, svoltasi all’interno dell’hotel Villa Ducale di Parma, non vuole tuttavia apparire come un raduno di dissidenti con un piede già pronto verso l’uscita. A Parma si parla molto politichese, una lingua che i pentastellati sembrano aver imparato ormai molto bene, e il sindaco con tono rassicurante assicura che lo scopo dell’incontro non è quello di iniziare una guerra contro il loro partito ma piuttosto quello di avanzare una serie di proposte che riportino il Movimento ad essere forza capace di cambiare il paese.
In questo senso la scelta di Grillo di nominare un direttorio che lo succeda alla guida del partito è vista molto positivamente da Pizzarotti, perché lo ritiene un primo importante passo verso il superamento della fase Grillo-Casaleggio. La centralità di Grillo, con questo provvedimento, va infatti dissolvendosi secondo i presenti, che ritengono positivo il passo indietro da parte dell’ex comico.

Pizzarotti si rivolge dunque proprio a quel direttorio, verso il quale non vi è alcun giudizio negativo, come interlocutore al quale proporre la propria idea di Movimento. Da Parma emerge la necessità di porre nuove regole che siano poche ma chiare, di alleggerire il clima di paura che pregiudica la libertà di espressione dei vari esponenti del Movimento, di rivedere quei provvedimenti di espulsione che sono diventati una grottesca costante nel Movimento.
A parlare, oltre al sindaco di Parma, sono altri deputati e amministratori, dai quali piovono critiche verso una gestione del Movimento che lo ha portato pian piano ad allontanarsi dal suo spirito originario. Importante, per il sindaco, è salvaguardare quel patrimonio di consenso conquistato in questi anni grazie alle raccolte firme, al lavoro nei consigli comunali e regionali, al lavoro parlamentare. E grazie anche a Beppe Grillo senza del quale “non saremmo stati niente“, ammette il sindaco.
Il gesto di Beppe Grillo è visto da Pizzarotti come un passo indietro al fine di farli finalmente camminare con le proprie gambe, ora che hanno raggiunto una visibilità mediatica e uno svezzamento alla politica tali da poterlo fare.
C’è un richiamo all’unità del Movimento dalle spinte di sgretolamento che esistono a causa della mancanza di struttura e di regole, ma anche da un atteggiamento di contrapposizione sterile tra “talebani” e “dissidenti”, denominazioni che i presenti respingono con forza. C’è una forte richiesta di rivedere le espulsioni di tanti parlamentari e amministratori, alcuni dei quali presenti al meeting: i riferimenti sono al senatore Maurizio Romani e all’ex-consigliere regionale Andrea De Franceschi, espulsi dal Movimento al quale il sindaco esprime la propria vicinanza e solidarietà. “Ci sono persone escluse senza discussione” attacca, “che valgono più di tutti i parlamentari che ha il PD“.
Infine c’è la volontà di elevarsi dal recinto dorato ma costrittivo di Beppe Grillo e del suo blog: il problema del simbolo, di proprietà e con il nome del comico, e il problema del blog e della sua gestione che, non lo dicono espressamente, è risultata più volte poco trasparente. Un problema al momento non risolvibile che porta come conseguenza anche le espulsioni non discusse e non discutibili di alcuni parlamentari; per la deputata Giulia SartiBeppe Grillo è proprietario del simbolo, se ritiene che sono state violate regole e ritiene che due persone non rispondono più ai principi può togliere il simbolo quando vuole“.
C’è chi, come il deputato Christian Iannuzzi, si scaglia contro la decisione di Grillo di creare un direttorio, tra Movimento e base: “una struttura intermedia che nell’idea di democrazia diretta non esiste“.
Tra i cosiddetti dissidenti dunque non mancano distinguo e differenze notevoli e, a volte, contraddittorie: la figura di Pizzarotti emerge come la possibilità di un leader con una certa visibilità e fama che possa spingere per la costruzione di un’alternativa per alcuni esterna e per altri interna al Movimento, ma è anche forte la paura di un salto nel buio dell’invisibilità e della mancanza di mezzi che invece nel M5S sono stati finora assicurati grazie a Beppe Grillo. Dal canto suo, lui nega categoricamente che il nemico sia dentro il M5S: “meno scontrini e più contenuti” incalza dunque, ma i nemici continuano a essere quelli fuori dal Movimento.

La reazione di Grillo – “Sono più vivo che mai. Nonostante questo tentativo di seppellimento mio, di Casaleggio, del M5S” è la replica indiretta di Grillo dal suo blog: “Non ho fatto un passo indietro, ne ho fatto uno avanti!“.
In realtà la replica risulta confermare gli auspici e l’interpretazione del sindaco di Parma: nel post pubblicato sul blog il comico si scaglia contro i media e i detrattori che vedono nella sua scelta una sua morte politica. “Il MoVimento 5 Stelle è andato avanti! È un movimento complicato, con migliaia di consiglieri comunali e regionali, centinaia di parlamentari, decine di europarlamentari. Non potevo avercelo sulle spalle solo io o Casaleggio, stiamo distribuendo competenze e responsabilità.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell'università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l'arte e la cultura.