Il punto su Mafia capitale

“Molti di voi l’otto dicembre dello scorso anno non erano con me. Questo è il primo dei quattro anni che faremo insieme: la durata della segreteria e della legislatura devono andare insieme”. Queste le prime parole di Matteo Renzi che ha partecipato alla kermesse Factory 365 dei Giovani Democratici, definita dai cronisti “La Leopolda” romana.

A questa forte presa di posizione, sono seguite riflessioni sui recenti scandali di Mafia capitale commentati così “A me lo sdegno delle prime 48 ore di partiti e giornali che si fanno vedere contriti non basta”. Poco dopo ha tuonato “Si faccia velocemente il processo che si deve fare, che chi ha pagato non abbia nulla a che fare con la cosa pubblica, chi delinque paghi la sua pena“, in particolare sul Ministro Poletti “I processi devono essere veloci e giusti e ci batteremo per questo. Non è possibile che qualcuno non dorma da due settimane per una foto: fare un selfie è diverso da prendere una tangente”. Molti hanno storto il naso dopo queste dichiarazioni perché Renzi è il Primo Ministro quindi dovrebbe approvare la “riforma della giustizia” piuttosto che richiamare velocizzazioni dei processi che, in Italia, sono lentissimi e proprio per questo aveva proposto di riformare.

Politica interna

Renzi parla soprattutto dell’Italia e si concentra sull’Expò “Una gigantesca opportunità per l’Italia perché mette al centro il tema del cibo, dello stile vita, del modo in cui facciamo uso delle risorse”, poi ricorda che il PD è stato il primo a chiedere il commissariamento degli appalti pubblici a Milano e a riuscirci con il supporto del magistrato Cantone.

Sul fronte interno, il premier lancia due stoccate ai due partiti di opposizione attualmente più forti, ossia M5S e Lega Nord.

Al primo dice “Grazie a noi, quindi anche grazie a voi, Grillo nel 2015 ritorna a fare gli spettacoli”, poi aggiunge maliziosamente “E questo è un bene per lo spettacolo”. Pronta la risposta del comico genovese “Solo chi non ha mai fatto nulla in vita sua può permettersi di sbeffeggiare chi lavora” e, facendo passare l’ex sindaco di Firenze per nullafacente, ripercorre la sua carriera politica “1999, segretario provinciale del Ppi; 2003, segretario provinciale della Margherita; 2004, presidente della Provincia di Firenze (una di quelle che ha fatto finta di abolire); 2009, sindaco di Firenze (vince contro Galli, l’ex portiere del Milan); 5 agosto 2011, condannato in primo grado dalla Corte dei Conti della Toscana per danno erariale; 2012, la Corte dei Conti apre un’indagine sulle spese di rappresentanza effettuate dalla Provincia durante il mandato di Renzi, che ammontano a circa 600.000 euro; 2013, segretario del Partito democratico”. Poi conclude “2014, presidente del Consiglio non eletto da nessuno”.

Dopo è il turno della Lega “Non possiamo avere paura di Salvini, mi riferisco alle idee politiche non alle copertine. Io ho fatto Fonzie, lui può fare l’orso Yoghi” perché “da una parte c’è chi affronta i problemi, dall’altro chi li alimenta. I campi rom li abbiamo smantellati e mettiamo 200 milioni di euro per le periferie”.

Poco dopo la replica di Salvini su facebook:

La politica estera

 Alle dichiarazioni di Angela Merkel, il premier ribadisce “Noi stiamo facendo una battaglia che non è sullo ‘zero virgola’ ma è di impostazione ideologica e filosofica. Rispettiamo gli accordi ma l’Europa, prima di essere un contratto, è una comunità”. Archivio alla mano, Renzi parla come qualche mese fa prima delle Europee e lancia la sua battaglia ai vincoli e allo spread.

Il discorso continua sulla Libia “Ho disposto che la questione della Libia sia trattata col massimo coinvolgimento dell’Italia, soprattutto dal punto di vista diplomatico”.

Fronte riforme e PD 

“La legge elettorale con un premio alla lista ci costringe ad essere partito. Non ci si metterà a prendere posti nelle liste bloccate, a spartirle tra correnti”. Così il segretario parla dell’Italicum e poi passa al jobs act invitando a “non darne una rappresentazione macchiettistica: ci sono posizioni che da sempre il partito ha espresso come fondamentali”. Poi, proprio per sedare i dissapori interni, conclude “Chi se ne frega se uno è renziano, civatiano o cuperliano, usiamo il partito per affrontare questioni grandi e vere e non per prendere uno strapuntino e diventare consigliere di quartiere e via più su. La politica o è passione o è tristezza”.

Ferdinando Paciolla