È arrivato a 130 firmatari l’appello lanciato da Daniele Benati, presidente della sezione bolognese dell’associazione Italia Nostra, contro la mostra “Da Cimabue a Morandi” curata da Vittorio Sgarbi, la cui inaugurazione è prevista il prossimo 14 febbraio.

Nell’ambiente accademico di Bologna, dal Dipartimento di Arti visive all’Accademia di Belle Arti, non si parla d’altro da settimane. La mostra in programma a Palazzo Fava ha sollevato un polverone di notevoli proporzioni, sfociando in un aspro botta e risposta a suon di querele.
Recentemente, infatti, il professor Benati ha dichiarato di aver mobilitato i propri legali contro Sgarbi “a seguito delle dichiarazioni gravemente lesive da lui rilasciate alla stampa e alle emittenti radiotelevisive“.

La querelle, da un punto di vista legale, era stata inaugurata proprio dal critico ferrarese, il quale aveva addirittura sporto querela contro tutti e 130 i firmatari del “manifesto” ostruzionista.
Ci ha querelati tutti e 130? Ma vi pare? Finirà in niente. Noi stiamo facendo una battaglia di civiltà in nome dei musei pubblici della città vilipesi da iniziative come queste e dalle scelte degli amministratori.
Il professor Benati pone, dunque, la questione sulla dialettica pubblico-privato, lanciando anche una diretta frecciata a Genus Bononiae che, secondo lui, “da fondazione culturale di supporto è diventata una diretta concorrente dei musei pubblici“.

Appartengono al milieu culturale sia italiano che internazionale gli storici dell’arte che si sono schierati dalla parte di Benati sottoscrivendo le sue affermazioni che etichettano l’operazione condotta da Sgarbi come “priva di alcun disegno storico e della benché minima motivazione scientifica, un insulto alle opere, trattate come soprammobili, all’intelligenza del pubblico; alla memoria di Roberto Longhi e di Francesco Arcangeli — e naturalmente un attacco ai musei, con la colpevole connivenza di chi li dirige“.

Vittorio Sgarbi, da parte sua, ha risposto sottolineando il fatto che il progetto della mostra non possa assolutamente essere oggetto di critiche dal momento in cui non è stato ancora divulgato. L’accusa di un approccio curatoriale del tutto anti-scientifico e culturalmente populista ha infervorato il critico che, con una velato autocompiacimento, ha voluto tirare in ballo motivazioni personali:
Sapevo che arrivando a Bologna con la mostra che tutti avrebbero voluto organizzare avrei suscitato malumori, ma non credevo di meritare appunti così privi di fondamento. Benati parla di opere che starebbero meglio nei musei dai quali provengono ma dimentica di dire che questa esposizione è basata, per la stragrande maggioranza, su capolavori che i bolognesi non conoscono perché appartenenti a collezioni private o esposti in chiese o luoghi di difficile accesso“.

Tra i capolavori che la mostra prevede figurano la Maestà di Santa Maria dei Servi di Cimabue (dalla omonima basilica bolognese) e L’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello (dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna). Inoltre, nelle sue dichiarazioni, Sgarbi ha più volte ribadito la presenza di un Niccolò dell’Arca proveniente dalla sua collezione privata, a testimonianza di come la sua mostra sia un veicolo valido atto a presentare al pubblico opere inedite o poco considerate.
Non pensavo che l’invidia e le meschinità locali arrivassero fino a questo punto nelle offese personali. Il quadro di Raffaello è stato prestato anche ad un museo di Parigi ma nessuno ha protestato. Io ci metto anche un mio quadro di Niccolò Dall’Arca.

Oltre all’appoggio dei suoi legali, Vittorio Sgarbi può contare anche su quello garantitogli da Gianfranco Maraniello (direttore del MAMbo) e dall’ex-rettore dell’Alma Mater Fabio Roversi-Monaco, che hanno concepito con lui l’idea della mostra “Da Cimabue a Morandi”.
Roversi-Monaco ha in particolare posto l’accento sull’arbitrarietà con cui Benati si sarebbe fatto carico della posizione ufficiale di Italia Nostra:
Mi sembra davvero singolare che una persona in quanto singolo, possa esprimere un parere in rappresentanza di una realtà così blasonata come Italia Nostra, senza avere l’appoggio degli organi collegiali. Questo è il suo punto di vista, non quello, almeno per ora di Italia Nostra.

Per ora il dibattito prosegue ferrato da ambo le parti, con una mezza stangata rifilata a Benati dal ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini che, in risposta all’appello lanciato dai 130 professori onde bloccare la mostra, ha risposto: “Che strumenti ho per farlo? Ci mancherebbe altro, non è nemmeno una mostra del ministero“.

Cristiano Capuano