Anche i videogiochi possono soffrire di rare patologie, malattie imbarazzanti e debilitanti. Non sono semplici virus come quelli che infettano computer, senza adeguate protezioni e una di queste è il game interruptus. La cosa buffa e inquietante, allo stesso tempo, è che tale patologia è debilitante per il videogiocatore incallito, per il gamer disilluso dalla software house che pensava fosse sua alleata nelle ore di divertimento e svago.

Il game interruptus avviene quando una saga smette di provocare estremo piacere al giocatore che per tanti anni ha atteso l’uscita di un ennesimo capitolo. Le mani iniziano a sudare, la mente fa voli pindarici, il cuore batte come il cranio di un dio che si è messo sulla strada di Kratos: sono queste le sensazioni di chi segue con amore una saga videoludica.

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Esistono, però, saghe e saghe. Esempi, tra quelle che non conosco il game interruptus, sono Assassin’s Creed e Resident Evil, che continuano imperterrite ad uscire a intervalli disumani, prendendo le distanze dalla qualità che le ha contraddistinte nei primi capitoli.

Assassin’s Creed ha divertito, sembrando un esperimento ben riuscito ed in grado di regalare momenti esaltanti fin quando la Ubisoft non ha deciso di farla diventare una telenovela. Resident Evil, invece, ha cambiato radicalmente il suo modo di rapportarsi con noi giocatori; da Resident Evil 4 in poi, la saga non è stata più la stessa, tradendo i suoi rari amanti per diventare la prostituta di tutti. Ed eccoci arrivare alle saghe che, invece, soffrono del game interruptus. Sono scomparse, non si fanno più sentire da decenni, spezzando il cuore di migliaia di fans.

dino crisis

I casi più gravi ed eclatanti sono quelli di altre due saghe Capcom, Dino Crisis e Onimusha. Il survival horror, dove uccidere dinosauri è all’ordine del giorno, è una di quelle situazioni in cui dare testate al muro è l’unica soluzione. Perché non continuare una delle serie più belle ed appassionanti di sempre? Sicuramente gli sviluppatori hanno una risposta pronta da dare, ma noi gamers non pensiamo e ragioniamo come loro, non possiamo e non dobbiamo farlo. Dino Crisis, detto in maniera meno tecnica possibile, era bello, dannatamente bello. Il primo episodio uscì su Playstation nel 1999 e su Dreamcast nel 2000, mentre il secondo vide la luce nel 2000 sulla stessa piattaforma Sony. Possiamo affermare che la saga sia finita lì, perché il terzo episodio uscito nel 2003 su Xbox fu un’offesa all’intelligenza umana.

Capcom ha il vizietto. Forse, troppo impegnata a cercare modi sempre più fantasiosi per portare avanti fino allo sfinimento titoli come Resident Evil, la software house ne ha fatta fuori un’altra dall’alto potenziale: Onimusha. La saga che ci vedeva impegnati in ambientazioni fantasy del Giappone feudale, prendendo le parti dei valorosi samurai Jubei Jagyu e Samanosuke, ha appeso le spade al chiodo dopo quattro episodi più uno spin off – Blade Warriors – senza dare una spiegazione che potesse soddisfare la curiosità e la brama di noi giocatori, ancora una volta presi a schiaffi. Il game interruptus di Onimusha è stato uno dei più dolorosi, uno dei più duri da digerire. Onimusha 2 è da inserire, senza se e senza ma, nell’Olimpo dei giochi usciti su quella splendida macchina che era la Playstation 2.

game interruptus parasite eveInfine, se si parla di game interruptus, la mente non può non andare a ricercare Parasite Eve, considerato l’erede proprio di Resident Evil.

La saga della Squaresoft non aveva nulla da invidiare alla sua controparte “zombesca”, grazie alla trama complessa ed appagante, all’atmosfera brillante e d angosciante allo stesso tempo, ai mostri disturbanti ed estremamente cattivi e alla figura di Aya Brea, una rivale più che dignitosa di Jill Valentine e Claire Redfield.

Dal discorso, viene escluso The 3rd Birthday, terzo capitolo della saga uscito nel 2010 su PSP: di Parasite Eve non ha quasi nulla.

Di saghe che soffrono di game interruptus ce ne sarebbero ancora tante, impossibile non citare Medievil, Tombi e Shenmue. Meglio fermarsi qui, però. Troppo doloroso andare avanti, il game interruptus è una piaga che colpisce chi non lo merita. Possiamo solo dire: più Dino Crisis e meno Assassin’s Creed!

Michele Longobardi

-Game interruptus: quando le saghe smettono di farci godere-